Mondo, 28 maggio 2018

Giornalista inglese arrestato per un reportage su un gruppo di predatori sessuali musulmani

Il Regno Unito sta sempre più diventando uno stato di polizia orwelliano. Pochi mesi dopo aver vietato l’entrata nel suo territorio ad alcuni attivisti per aver propagandato materiale pro-gay nella comunità islamica, Tommy Robinson, prima fondatore del partito nazionalista inglese English Defense League, attivista e giornalista indipendente poi, è stato arrestato ieri dalla polizia con l’accusa di disturbare l’ordine pubblico durante alcune riprese fuori da un tribunale nel quale si stava tenendo il processo ad un gruppo di stupratori musulmani di ragazzine inglesi. Processato per direttissima ha ricevuto una condanna a 13 mesi di carcere che sconterà perché in libertà vigilata per un analogo caso.

Il trentacinquenne era al Crown Court di Leeds venerdì mattina e ha iniziato a trasmettere in diretta sulla sua pagina Facebook fuori dal tribunale mentre si teneva uno dei tanti processi ad una delle bande di predatori sessuali musulmani, in uno scandalo di vastissime proporzioni praticamente ignorato dai media britannici e internazionali. Scandalo consumatosi negli scorsi anni e conosciuto come “lo scandalo dei predatori sessuali di Telford” (in inglese “The Telford grooming scandal”) in cui migliaia di ragazzine inglesi, perlopiù minorenni, sono state seviziate e stuprate da gruppi di uomini di origine mediorientale e di religione musulmana.

Le immagini mostrano Robinson in manette e caricato su un furgone della polizia e lo si può sentire gridare a un conoscente: “Per favore, George, trovami un avvocato”.

Il video, girato su uno smartphone, mostra Robinson che spiega cosa sta succedendo fuori dal tribunale. Poi un poliziotto gli chiede: “Hai capito cosa ho detto? Sei stato arrestato con l’accusa di disturbare l’ordine pubblico.”

Un altro poliziotto gli ha chiesto di “bloccare le riprese”.

Robinson ha replicato: “Come ho disturbato l’ordine pubblico? È libertà di espressione; questo è dove siamo. Non avete il diritto di farlo”.

“È ridicolo. Ragazzi avete la coscienza pulita per fare una cosa simile? Non ho detto una parola.”

“Invece, qualcuno ha alzato la mano su di me e mi ha aggredito fuori dal campo. Altre persone mi hanno insultato e minacciato parlando di mia madre e io sono stato arrestato per non aver detto nulla”.

Oltre all’arresto dalle dubbie motivazioni, il giudice che ha ordinato la carcerazione di Robinson ha anche ordinato a tutti i media britannici di non riportare la notizia dell’arresto, pratica rara ma possibile che sarebbe in uso in diversi paesi anglosassoni.

L’arresto, e il seguente ordine di non riportare la notizia, hanno fatto infuriare i numerosi sostenitori di Robinson nel Regno Unito e all’estero. Migliaia di persone si sono riunite a Downing Street davanti alla sede del governo britannico per manifestare il proprio sdegno e chiedere l’immediata scarcerazione del giornalista (vedi foto sotto). I social network si sono rapidamente infuocati con l’hashtag #freetommy (“liberate tommy”) che ha raggiunto in poche ore centinaia di migliaia di voci su Twitter e il video dell’arresto è stato nel frattempo visualizzato milioni di volte.

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