Mondo, 22 giugno 2018

Ecco tutti i trucchi (illegali) delle Ong: così i migranti vengono portati in Italia

Ordini della Guardia costiera italiana non rispettati, soccorsi anche all'interno delle acque territoriali libiche, battaglie navali sul recupero dei migranti con le unità di Tripoli donate dall'Italia, gommoni avvistati addirittura da droni e «appuntamenti» in mezzo al mare per recuperare i clandestini.
 

Da quando è stato applicato il codice delle Ong dal precedente ministro dell'Interno italiano, Marco Minniti, le Organizzazioni non governative hanno continuano a fare quello che volevano pur di recuperare migranti e sbarcarli in Italia. Un dossier di 300 pagine su tutte le operazioni delle Ong davanti alla Libia dal luglio scorso a maggio di quest'anno dimostra le furberie dei talebani dell'accoglienza, che aggirano codici e divieti. Le stesse carte, con maggiori dettagli, sono sul tavolo del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro che indaga sulle Ong. Il settimanale Panorama è stato il primo a pubblicare i dati cominciando dai 17.178 migranti, in gran parte clandestini, arrivati da luglio 2017 a maggio nel nostro paese grazie alle Ong.

Il numero più alto di recuperi, 44, spetta proprio a nave Aquarius protagonista del braccio di ferro con il Viminale degli ultimi giorni, che ha dovuto portare i migranti in Spagna. E spesso le segnalazioni sono a dir poco ambigue. Panorama rivela che il 28 gennaio nave Aquarius grazie ad una telefonata a Roma da «utenza sconosciuta» soccorre un «gommone con 87 clandestini», ma nelle acque territoriali libiche a 10 miglia dalla costa. Solo nei primi quattro mesi dell'anno le Ong sono intervenute ben 14 volte nelle cosiddette acque contigue, non internazionali, entro le 24 miglia dalla Libia. E tutti i recuperi in mare dal codice Minniti in poi sono avvenuti nelle 80 miglia dichiarate da Tripoli zona di ricerca e soccorso della guardia costiera libica. Oggi la flotta umanitaria conta su sei navi e due aerei che decollano da Malta oltre ai droni a bordo. Il 17 settembre il velivolo senza pilota Moonbird della tedesca Sea watch individua un gommone «con 120 clandestini soccorsi da motonave Astral» si legge nel dossier.

In marzo nave Open arms è stata prima sequestrata e poi lasciata andare a Pozzallo per aver portato in Italia centinaia di migranti, che dovevano venir soccorsi e fatti tornare indietro dai libici. La nave era stranamente partita da Malta con una rotta dritta come un fuso sul luogo dell'«appuntamento» al largo di Khoms ancora prima che i gommoni con i clandestini salpassero dalla Libia.

L'ultima battaglia navale delle Ong è del 24 maggio quando la motovedetta Zwara salpa da Khoms per intercettare un gommone. Panorama ha pubblicato i fax dell'assunzione da parte di Tripoli di «responsabilità dell'operazione di ricerca e soccorso» che invita espressamente «tutti gli altri assetti nell'area a rimanere ad una distanza di 5 miglia dall'evento». Il centro di soccorso della Guardia costiera a Roma ribadisce che il comando è di Tripoli. L'equipaggio della nave dell'Ong tedesca Sea watch se ne frega e recupera 157 migranti raccogliendone altri 295 il giorno dopo. Tutti sbarcati in Italia.

Il grosso delle segnalazioni dei gommoni avvengono attraverso chiamate dirette al Centro di Roma. Però subito dopo sono ben 47 le segnalazioni partite direttamente dalle navi o velivoli delle Ong, che fanno scattare il «soccorso».

L'assurdo è che talvolta chiamano direttamente i trafficanti a Roma con dei cellulari libici spacciandosi per parenti dei clandestini appena salpati. Panorama rivela che nel dossier un sospetto trafficante si presenta come «sig. Mohammed» per informare dell'arrivo di un «barchino con 40 clandestini». Tutti presi dalla Sea Fuchs, che poi vengono trasbordati su tre navi diverse, contravvenendo al codice Minniti, prima di arrivare in Italia.

(via ilgiornale.it)

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