Ticino, 25 giugno 2018

La propaganda di regime sull'occupazione in Ticino

Prosegue a tambur battente la propaganda di regime a sostegno della devastante libera circolazione delle persone. Chiaro: gli odiati “ populisti” guadagnano terreno. Un po’ ovunque. E la casta è sull’orlo di una crisi di nervi. Le sbroccate isteriche dell’establishment internazionale contro il nuovo governo italiano sono lì a dimostrarlo.

Dalle nostre parti, la parola d’ordine dell’élite e dei suoi soldatini è diventata: “bisogna puntellare la libera circolazione delle persone. Ad ogni costo!”.Quindi, ecco che si moltiplicano le statistiche taroccate e mirate a far credere che sul mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone vada tutto a meraviglia. Roba che neanche nella pubblicità del Mulino Bianco!

E la stampa di regime, in preda all’esaltazione, sbrodola: “il mercato del lavoro ticinese sta benissimo!”. E soprattutto: “il tasso di disoccupazione è al livello di quelli che si registravano prima dei bilaterali”. Il senso di tale boiata è manifesto: senza vergogna si tenta di far credere che la devastante libera circolazione non avrebbe conseguenze sulla situazione occupazionale in Ticino. Che tolla! I frontalieri in totale sono raddoppiati; quelli nel settore terziario – dove in teoria non ce ne dovrebbe essere nemmeno uno - sono addirittura quadruplicati (da 10mila a 40mila!). E questo malgrado il settore abbia perso per strada un bel po’ di pezzi (vedi smantellamento della piazza finanziaria). Le cifre dell’assistenza sono schizzate verso l’alto come lo shuttle. Quelle della povertà idem (working poors compresi) con un terzo della popolazione di questo sfigatissimo Cantone a rischio di povertà: a livello nazionale la percentuale è della metà. Eccetera eccetera. Però la casta pretende di farci credere che non è vero niente, sono solo balle populiste e razziste, sono solo “percezioni”! Con la libera circolazione delle persone va tutto bene! Tanto per negare ulteriormente l’evidenza di un mercato del lavoro a ramengo, ci si inventa pure la fregnaccia che la stragrande maggioranza delle persone in assistenza non sarebbe in grado di lavorare. Sicché, secondo tale avventurosa teoria, su 8100 persone in assistenza, solo mille sarebbero collocabili. E le restanti settemila? Tutti casi psichiatrici? Auguri! Andatelo un po’ a spiegare ai diretti interessati…

Le statistiche…

Inutile ripetere, per l’ennesima volta, che le statistiche della SECO sulla disoccupazione sono taroccate per nascondere di proposito la vera entità del fenomeno. Molti senza lavoro non figurano affatto nelle statistiche ufficiali. E la casistica al proposito, come ben sappiamo, è estremamente ampia. Si va da chi è caduto in assistenza a chi è finito in AI. Ma c’è anche chi è uscito da tutte le statistiche, incluse quelle dell’assistenza. Ad esempio, chi ha perso il lavoro ed esaurito le indennità di disoccupazione, però ha un coniuge che guadagna abbastanza per mantenere entrambi.

Il ricercatore frontaliere

Tanto per mettere la ciliegina sulla torta, il Corriere del Ticino ha avuto la bella idea di far commentare la fake news del mercato del lavoro ticinese a gonfie vele… da chi? Ma da tale Moreno Baruffini, ossia il ricercatore frontaliere, o ex frontaliere, coautore del famigerato studio taroccato dell’IRE secondo cui i frontalieri in Ticino non creerebbero alcun problema. Né di soppiantamento, né di dumping salariale. Ma quando mai! Tutte balle populiste e razziste! Sono solo “percezioni”! E questa non sarebbe propaganda di regime?

Molti scopriranno con gioia che…

Non c’è dubbio, in ogni caso, che saranno in molti ad apprendere con gioia che sul mercato del lavoro ticinese va tutto a meraviglia, che è prospero come non mai, che c’è occupazione ben pagata per tutti!

Ad esempio: - chi ha perso il lavoro perché sostituito da un/a frontaliere/a; - chi cerca un lavoro ma non lo trova; - chi oggi lavora ma non sa se domani lavorerà ancora ; - chi lavora ma ciononostante non arriva alla fine del mese 'grazie' al dumping da libera circolazione; - chi, e non per scelta, deve arrangiarsi con lavori ad ore, su chiamata o a tempo parziale; - chi è stato costretto a prepensionarsi, altrimenti sarebbe stato lasciato a casa; - chi, per avere un futuro, è stato costretto ad emigrare come i nostri bisnonni, e a chi si prepara a farlo; Bisogna continuare?

Lorenzo Quadri / MDD

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