Ticino, 09 luglio 2018

Regalo miliardario all’UE: governicchio favorevole!

Il popolo ticinese, che nel 2006 aveva rifiutato ad ampia maggioranza il primo contributo di coesione, di nuovo preso a pesci in faccia La Svizzera ha già versato all’UE un miliardo di coesione: nel 2006 la maggioranza dei cittadini elvetici, ma non dei ticinesi, accettò, sotto il ricatto del terrorismo di regime, di pagare la spropositata mazzetta. Adesso lo scenario rischia di ripetersi. E addirittura in peggio. Il contributo è infatti lievitato a 1.3 miliardi. Questi 1.3 miliardi di franchetti (nostri, non di KrankenCassis, di “Leider” Ammanti o della kompagna Simonetta) sono un regalo a Bruxelles. Ma i regali si fanno agli amici. Gli eurobalivi non sono nostri amici. Ci discriminano (vedi ad esempio l’equivalenza delle borse) e nel contempo pretendono di comandare in casa nostra.
Ultima trovata a tale scopo: lo sconcio accordo quadro istituzionale. Un accordo coloniale, con cui i funzionarietti UE vogliono dettarci legge ed imporci pure i giudici stranieri.

Perfino il triciclo...

Come sappiamo, i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale hanno promesso lo scorso novembre a “Grappino” Juncker che gli svizzerotti fessi avrebbero pagato il pizzo da 1,3 miliardi senza un cip.
Visto però che l’UE continua a trattarci come pezze da piedi, perfino la partitocrazia ora sente il bisogno di abbozzare una - seppur minima - resistenza: non fosse altro che per salvarsi la faccia (di palta) davanti agli elettori (già sapendo che li tradirà per l’ennesima volta).

Il copione è già noto

Ed infatti dalla consultazione federale appena conclusa emergono da parte dei partiti delle resistenze al dono miliardario. Motivate in particolare con l’equivalenza della borsa svizzera, che Bruxelles riconosce solo fino a fine anno. Sarà anche un tema importante.
Ce ne sono però di più importanti: come la sovranità nazionale ed i diritti popolari minacciati dall’UE. Il triciclo però non li cita. Evidentemente se ne impipa.
Intendiamoci: nessuno si fa fare fesso da questi “moti d’orgoglio” dell’ultim’ora.
Quando si tratterà di venire al dunque, ovvero di votare alle Camere federali gli 1.3 miliardi di contributo di coesione, i deputati del triciclo si produrranno in tanti blablabla critici sperando di farsi riprendere dai media; poi, da bravi soldatini, tutti a schiacciare il tasto verde. E, va da sé, la partitocrazia farà tutto quello che potrà affinché il popolazzo non possa votare sul regalo da 1.3 miliardi all’UE (attualmente la procedura non prevede la chiamata alla urne).

CdS fuori a sbalzo

Purtroppo non c’è limite al peggio. Se infatti nella consultazione sugli 1.3 miliardi di coesione la partitocrazia ha sollevato qualche eccezione, il governicchio cantonale, invece, non ne ha sollevata nessuna. Si è dichiarato favorevole, senza condizioni, a pagare il contributo di coesione. Questo il deferente messaggio inviato a Berna: “Salutiamo favorevolmente il sostegno posto in consultazione, preso atto delle ricadutepositive che il primo contributo (deciso nel2007) ha avuto - direttamente o indirettamente - sull’economia svizzera e di quelle, altrettanto positive, prospettate per il (secondo) contributo in oggetto (cfr. Rapporto ad 3.3), e considerato lo scopo di promuovere e consolidare un quadro istituzionale stabile all’intemo dell’Unione europea, che favorisca i mercati e agevoli i rapporti e gli scambi commerciali”. Fantozzi direbbe: “Una ca ata pazzesca”. Noi rimaniamo senza parole davanti ad un simile concentrato di baggianate politikamente korrette. Che è farina del sacco di chi? Del Dipartimento PLR o del cancelliere PLR?

Schiaffo ai ticinesi

Piccolo promemoria. Nel 2006, quando si trattò di votare sul primo miliardo di coesione, il 63% dei ticinesi lo bocciò sonoramente. Se sul nuovo regalo all’UE, ingiustificato e senza uno straccio di contropartita, il popolo potrà decidere (e sarebbe il minimo... ) poco ma sicuro che i ticinesi lo affosseranno con l’80% di NO. Ciò significa che il Consiglio di Stato verrebbe letteralmente asfaltato. Ma il governicchio ci tiene così tanto a farsi male da solo? Unica “consolazione”: all’atto pratico queste consultazioni contano come il due di briscola. Ma è evidente che il sì del CdS a Berna verrà utilizzato contro il Ticino. Pori niimm... La nostra posizione è chiara: all’UE nemmeno un centesimo, gli 1.3 miliardi sciaguratamente promessi rimangono in Svizzera a beneficio dei cittadini elvetici, nessun accordo quadro istituzionale e disdetta della libera circolazione. SWISSEXIT!

Lorenzo Quadri / MDD

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