Svizzera, 25 marzo 2026

Il Consiglio federale vuole risolvere l’immigrazione con altra immigrazione e miliardi di tasse?

BERNA – Ancora una volta il ministro Beat Jans e il Consiglio federale scelgono la strada più facile: invece di fermare l’immigrazione incontrollata, ne propongono ancora di più. E per pagare il conto? I soldi dei contribuenti ticinesi e svizzeri. Lo ha dimostrato chiaramente la conferenza stampa di lunedì 16 marzo, dove il capo del Dipartimento di giustizia e polizia si è schierato apertamente contro l’iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni!».


La ricetta degli oppositori? Fallimentare e costosa. Problemi di traffico, alloggi, scuole e sicurezza? Soluzione: investire miliardi in nuove stazioni, strade e trasporti pubblici per far arrivare ancora più gente. Così la spirale continua: più immigrati = più infrastrutture da finanziare con le nostre imposte = ancora più immigrazione.



 

I numeri parlano chiaro, nonostante il recente calo:

  • Dal 2014 la popolazione residente è cresciuta di quasi un milione, arrivando a oltre 9 milioni. Cresciamo 16 volte più velocemente della Germania.
  • Nel 2025 sono arrivate 25’781 richieste d’asilo (dati SEM). L’80% finisce sull’assistenza sociale, con costi miliardari per i Cantoni, compreso il Ticino.
  • Stranieri rappresentano oltre il 70-80% dei detenuti. Criminalità e violenza aumentano, soprattutto legata all’asilo: anziani, donne e giovani non si sentono più sicuri.
  • Scuole al collasso: classi sovraccariche, livello d’istruzione in calo. Un quarto dei diplomati fatica a leggere correttamente.
  • Alloggi: affitti esplosi, carenza cronica alimentata dall’immigrazione netta (74’675 nel 2025, ma cumulativamente esplosiva negli anni precedenti).

E questa sarebbe la «soluzione»? Il Ticino lo sa bene: treni pieni, code infinite sulla A2, pronto soccorso intasati, classi con troppi allievi non italofoni che complicano l'istruzione per tutti.
 

L’iniziativa non vuole chiudere le frontiere. L’iniziativa permette ancora circa 40’000 ingressi netti all’anno fino al 2050: manodopera qualificata, controllata, nell’interesse del Paese. Basta con i 5 immigrati su 10 che non lavorano e i 25-30’000 richiedenti asilo che pesano sul bilancio. Qualità invece di quantità. Decidiamo noi chi entra, non Berna o Bruxelles.
 

Il 14 giugno votiamo SÌ all’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!». Per una Svizzera sostenibile, per i nostri figli, per non diventare 10 milioni di abitanti in un Paese che non ha più spazio. Padroni in casa nostra. Punto.

Fonte: Comunicato UDC

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