Le proteste dei tassisti ticinesi finiscono sul tavolo del Consiglio di Stato. Omar Balli, deputato della Lega dei Ticinesi, ha presentato un’interrogazione per chiedere al Governo di fare chiarezza sull’attività di Uber in Ticino e sulle possibili distorsioni del mercato del trasporto professionale di persone.
L’atto parlamentare, cofirmato da Andrea Censi, Mauro Minotti, Stefano Quadri, Sem Genini, Raffaella Zucchetti e Alessandro Mazzoleni, parte da una preoccupazione concreta: secondo gli operatori del settore, le tariffe praticate tramite piattaforme digitali sarebbero difficilmente compatibili con i costi sostenuti da chi lavora rispettando tutti gli obblighi fiscali, previdenziali, assicurativi e cantonali.
Il punto politico è semplice: l’innovazione non può diventare una scappatoia per aggirare le regole. Balli chiede quindi al Consiglio di Stato se condivida il rischio di una “sostanziale disparità concorrenziale” tra taxi tradizionali e operatori attivi tramite piattaforme digitali. Sul tavolo ci sono controlli, autorizzazioni, condizioni di lavoro, assicurazioni sociali, obblighi fiscali e licenze professionali.
L’interrogazione chiede inoltre quanti controlli siano stati effettuati negli ultimi tre anni e con quali risultati. Un passaggio centrale riguarda il possibile dumping tariffario o salariale: il Governo dispone di elementi per escluderlo? E quanti conducenti Uber autorizzati operano stabilmente in Ticino, rispetto a quelli provenienti da altri Cantoni?
Non manca il tema dell’occupazione locale. Balli domanda se l’arrivo di conducenti da fuori Cantone possa incidere negativamente sul lavoro dei professionisti ticinesi e se vi siano tassisti autorizzati che operano anche come conducenti Uber. Una questione che tocca direttamente il tessuto economico locale e la tenuta di un settore già sotto pressione.
L’atto chiede poi una possibile revisione della normativa cantonale, in modo che tutti gli operatori del trasporto professionale siano sottoposti “alle medesime condizioni, agli stessi obblighi e agli stessi controlli”. Viene pure evocato il modello di altri Cantoni, a partire da Ginevra, dove sono state introdotte regole più rigorose nei confronti delle piattaforme digitali.
Infine, Balli sollecita un tavolo di lavoro con tassisti, piattaforme, Comuni e autorità competenti, oltre a una maggiore uniformità territoriale su permessi, tariffe e regolamenti comunali. Tra le proposte figura anche la possibilità di consentire ai conducenti professionisti, taxi autorizzati e Uber, di utilizzare le corsie preferenziali dei mezzi pubblici, con l’obiettivo di ridurre tempi di percorrenza e costi per gli utenti.
Ora la palla passa al Consiglio di Stato. La domanda di fondo resta una: in Ticino il mercato è davvero uguale per tutti, oppure chi rispetta le regole rischia di essere penalizzato da chi opera con condizioni diverse?
Fonte: Interrogazione parlamentare Omar Balli, Lega dei Ticinesi






