Il caso del docente delle scuole medie di Giubiasco, arrestato lo scorso marzo e oggi oggetto di un procedimento penale per presunti reati legati alla sfera sessuale di minorenni, torna al centro della politica cantonale. A intervenire è il deputato della Lega dei Ticinesi Stefano Tonini, che con un’interrogazione chiede al Consiglio di Stato di fare piena luce non soltanto sui fatti oggetto dell’inchiesta penale, ma soprattutto su ciò che sarebbe accaduto negli anni precedenti all’interno della scuola.
Secondo quanto emerso sulla stampa, infatti, il docente sarebbe stato segnalato più volte alla direzione scolastica nell’arco di circa dieci anni per comportamenti ritenuti problematici sul piano professionale e relazionale. Un elemento che, se confermato, apre una questione pesante: chi sapeva, da quando e che cosa è stato fatto?
Tonini chiarisce fin dall’inizio che spetta alla Magistratura stabilire eventuali responsabilità penali e che vale la presunzione d’innocenza. Ma per il deputato leghista il procedimento giudiziario non esaurisce il problema. «Quando affidiamo un figlio alla scuola pubblica, esiste una catena di responsabilità chiara e, se qualcuno segnala qualcosa che non va, quella segnalazione deve essere presa sul serio», è il senso dell’atto parlamentare.
L’interrogazione chiede quindi al Governo di ricostruire la cronologia completa delle eventuali segnalazioni: quando è arrivata la prima, quante ne sono state formulate, attraverso quali canali, chi ne era a conoscenza e quali verifiche o provvedimenti siano stati adottati. Tonini vuole inoltre sapere se il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) intenda aprire una verifica amministrativa interna e, qualora emergessero omissioni o sottovalutazioni, accertare anche eventuali responsabilità dirigenziali o amministrative.
Il tema riguarda anche il sistema introdotto dal Cantone nel 2023. Le «Direttive sui comportamenti inadeguati in ambito scolastico», emanate il 13 giugno di quell’anno, prevedono infatti un obbligo di notifica per la direttrice o il direttore che venga a conoscenza di comportamenti inadeguati e la successiva trasmissione della segnalazione agli organi scolastici competenti. Proprio per questo Tonini domanda se il protocollo sia realmente in grado di impedire che diversi segnali, raccolti in momenti differenti, vengano trattati come episodi isolati senza cogliere un eventuale quadro ricorrente.
Tra le quattordici domande figura anche la possibilità di creare un canale cantonale indipendente attraverso il quale allievi, genitori, docenti e collaboratori possano segnalare situazioni delicate senza passare necessariamente dalla direzione della singola sede. Una richiesta che tocca uno dei nodi centrali della vicenda: non basta che una procedura esista sulla carta, occorre capire se consente davvero di far emergere per tempo situazioni problematiche.
«Come genitori abbiamo il diritto di sapere» scrive Tonini, che nell’interrogazione sottolinea di intervenire non soltanto come deputato, ma anche come padre. Migliaia di famiglie affidano ogni giorno i propri figli alla scuola pubblica senza poter naturalmente controllare ciò che accade in ogni aula o durante ogni attività. Proprio per questo, sostiene il leghista, la fiducia nelle direzioni e nelle istituzioni deve poggiare sulla certezza che ogni segnalazione venga documentata, verificata e seguita fino alla sua conclusione.
Il Governo dovrà quindi chiarire se, negli anni precedenti all’attuale procedimento penale, siano effettivamente arrivati segnali sul docente di Giubiasco e, soprattutto, come siano stati gestiti. Se qualcosa non ha funzionato, per Tonini non bastano spiegazioni generiche: occorre ricostruire responsabilità, procedure e decisioni. Perché, come conclude l’interrogazione, «dietro una procedura, una segnalazione o un dossier non ci sono semplicemente dei numeri: ci sono i figli di qualcuno».










