Nel 2027 i premi di cassa malati aumenteranno in Ticino del 3,7%, meno del 5% della media svizzera. È un rallentamento, certamente. Ma non trasformiamo l’ennesimo aumento in una buona notizia.
Il premio medio ticinese salirà infatti a 519,90 franchi al mese, il più alto della Svizzera, contro una media nazionale di 412 franchi. E arriva dopo anni di rincari molto pesanti.
Il Consiglio di Stato ha parlato di un «segnale incoraggiante», pur riconoscendo che il peso sulle famiglie rimane preoccupante. Noi crediamo che proprio questo sia il momento di andare oltre la discussione sull'aumento di un singolo anno. Perché il problema è diventato strutturale.
In dieci anni il premio standard di riferimento in Ticino è cresciuto di circa il 56%, contro circa il 35% della media svizzera e l'11% di Zugo. Prestazioni e obbligo assicurativo sono stabiliti dalla Confederazione, mentre una parte importante della fattura continua a dipendere dal Cantone nel quale si vive.
Nel frattempo, quando il premio diventa insostenibile, intervengono sempre di più i sussidi. Oggi in Ticino circa 115'000 persone beneficiano della riduzione dei premi e con la prima tappa delle nuove misure si prevede di arrivare a circa 123'000.
Aiutare chi è in difficoltà è indispensabile. Ma non possiamo ignorare il paradosso: il cittadino paga il premio e, attraverso le imposte, finanzia anche una parte crescente dei sussidi necessari per permettere alla popolazione di pagare quello stesso premio.
Non basta quindi spostare il conto da una tasca all'altra.
Per questo viene depositata un'iniziativa cantonale che chiede di cambiare impostazione: un premio AOMS nazionale uniforme, a parità di età, franchigia e modello assicurativo; una solidarietà intercantonale nella ripartizione dei costi; riduzioni mirate per chi ha realmente bisogno di sostegno; maggiore trasparenza e responsabilità degli assicuratori.
L'obiettivo non è fingere che i costi sanitari siano uguali dappertutto, né distribuire un assegno in bianco. Le differenze di costo devono continuare a essere individuate, spiegate e contrastate. Ma non è più accettabile che vengano automaticamente scaricate sulla popolazione di un singolo Cantone. L'iniziativa prevede proprio per questo dati comparabili, controlli sugli scostamenti e misure correttive nei confronti degli assicuratori quando necessario.
Il Ticino deve continuare a fare la propria parte per contenere la spesa sanitaria. Ma la questione ormai va posta anche a Berna.
Se l'assicurazione è obbligatoria e le prestazioni sono federali, è giunto il momento di discutere se anche la solidarietà finanziaria debba diventare realmente nazionale.
Il +3,7% di quest'anno è meno del +5% svizzero. Ma quando si parte già dal premio più alto del Paese, aumentare un po' meno non significa aver risolto il problema.
Luca Frasa e Alessandro Mazzoleni









