Lorenzo Quadri va all’attacco dopo la ripartizione dei Dipartimenti decisa mercoledì 7 ottobre dal Consiglio di Stato. Nel mirino del consigliere nazionale leghista c’è soprattutto la mancata attribuzione del Dipartimento del territorio a Norman Gobbi, che aveva manifestato pubblicamente il proprio interesse per il dicastero.
Con l’ingresso in Governo di Piero Marchesi, subentrato a Claudio Zali, l’Esecutivo ha assegnato al nuovo consigliere di Stato UDC il Territorio, lasciando invariata la guida degli altri Dipartimenti. A Gobbi sono invece tornate le responsabilità politiche su Polizia cantonale e Magistratura, nuovamente riunite nel Dipartimento delle istituzioni.
Una scelta presentata dal Governo nel segno della continuità fino alle elezioni cantonali dell’aprile 2027, ma che Quadri boccia senza mezzi termini. Su Facebook parla di «uno sgarbo, voluto, a Norman Gobbi e alla Lega ad opera della partitocrazia» e denuncia «palesi motivi di politichetta elettorale».
Il consigliere nazionale ipotizza che la decisione sia stata concertata in anticipo tra Marina Carobbio, Christian Vitta e Raffaele De Rosa. Quadri contesta inoltre le giustificazioni sulla «stabilità», a suo giudizio invocata soltanto quando fa comodo. «Che piccineria, che pochezza! Altro che pensare agli interessi del Cantone!», scrive.
Ben diverso il giudizio su Norman Gobbi, al quale Quadri riconosce di aver dato prova di collegialità anche verso colleghi che, a suo dire, non gli avrebbero riservato lo stesso trattamento. Per il parlamentare leghista, Gobbi ha mostrato maggiore senso delle istituzioni rispetto agli altri membri del Governo.
La delusione era già stata espressa dal coordinatore della Lega Daniele Piccaluga, che avrebbe voluto Gobbi al Territorio e aveva criticato la mancanza di coraggio del Governo. Per la Lega, la possibilità di tornare alla guida del Dipartimento passa ora dalle elezioni cantonali della prossima primavera.
Quadri chiude il suo intervento con un messaggio che guarda già alle urne: «Châpeau a Norman... e aprile vicino!».
Fonte: Lorenzo Quadri (Facebook)







