Opinioni, 17 ottobre 2026

Lo sport sta perdendo la sua anima?

Tra business, sacrifici e prestazioni estreme, siamo sicuri di essere sulla strada giusta?

Lo sport è stato e continua a essere una parte importante della mia vita. Mi ha insegnato il valore del sacrificio, della determinazione e della passione. Ma osservando come sta cambiando, soprattutto nel ciclismo e nel calcio, mi pongo una domanda: stiamo ancora mettendo lo sport e gli atleti al primo posto?
 

Oggi tutto sembra ruotare attorno al business e alla ricerca della prestazione perfetta. Nel ciclismo, ad esempio, ogni dettaglio della vita di un corridore viene programmato: cosa mangiare, quanto mangiare, quando allenarsi e quando riposare. Una quotidianità scandita da tabelle, dati e regole sempre più rigide.
 

Proprio questa sera, ascoltando su RSI LA 2 un ex campione del ciclismo, mi ha colpito una sua considerazione: lui stesso non sarebbe disposto a condurre la vita che oggi viene richiesta ai professionisti. Parole che fanno riflettere, soprattutto perché arrivano da chi conosce bene il significato del sacrificio.
 

Certo, questi atleti sono privilegiati. Hanno trasformato il sogno di una vita in una professione e alcuni guadagnano cifre importanti. Ma davvero questo significa dover rinunciare al piacere di vivere?
 


 

Sempre più spesso sentiamo parlare di pressioni psicologiche, stress e atleti che decidono di fermarsi perché il peso delle aspettative diventa insostenibile. Anche nel calcio, tra calendari sempre più fitti e interessi economici enormi, il rischio è che l'atleta diventi un ingranaggio di un sistema che pretende sempre di più.
 

Non voglio idealizzare il passato: anche i grandi campioni di ieri hanno affrontato sacrifici enormi. Ma una cosa è sacrificarsi per realizzare un sogno, un'altra è sacrificare il piacere di viverlo.
 

Il progresso scientifico e il professionismo sono conquiste importanti, ma non dovrebbero farci dimenticare che dietro ogni risultato c'è una persona, non una macchina. Forse è arrivato il momento di chiederci se stiamo costruendo uno sport migliore o semplicemente uno sport più redditizio.
 

Perché lo sport deve continuare a creare campioni, senza dimenticare di permettere loro di essere felici.
 

Luca Frasa

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