Svizzera, 26 giugno 2026

Terrorismo, Quadri: “Basta sigilli sui telefonini degli attentatori”

Dopo il caso di Winterthur, il consigliere nazionale leghista chiede una modifica del Codice di procedura penale: nei casi di terrorismo gli inquirenti devono poter accedere subito ai dati digitali.

Dopo l’attentato terroristico di Winterthur di fine maggio, gli inquirenti non hanno ancora avuto accesso ai dispositivi elettronici dell’attentatore turco-svizzero. Il motivo è procedurale: la difesa ha chiesto l’apposizione dei sigilli, bloccando di fatto l’analisi di telefoni, computer e altri supporti sequestrati.
 

È da questo caso che nasce la mozione depositata dal consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, che chiede al Consiglio federale di modificare il Codice di procedura penale. L’obiettivo è chiaro: nei procedimenti per terrorismo o per altre gravi minacce alla sicurezza interna o esterna della Svizzera, la procedura dei sigilli non deve impedire agli inquirenti di accedere subito ai dati necessari per prevenire nuovi pericoli.
 

Quadri chiede in particolare di valutare l’esclusione della possibilità di apporre i sigilli sui dispositivi elettronici sequestrati in questi casi. In alternativa, il Consiglio federale dovrebbe introdurre una procedura accelerata che permetta alle autorità di consultare immediatamente i dati rilevanti per la sicurezza pubblica, separando eventualmente quelli estranei all’indagine.
 


 

Il problema non è teorico. La procedura dei sigilli può ritardare per mesi, talvolta anche oltre un anno, l’accesso ai contenuti digitali. In un’indagine per terrorismo questo significa non poter verificare tempestivamente eventuali contatti, reti di sostegno, complici, canali di propaganda o percorsi di radicalizzazione.
 

Nel terrorismo contemporaneo il cyberspazio ha un ruolo centrale. Propaganda, reclutamento, istruzioni operative, finanziamenti, contatti internazionali e coordinamento possono passare da telefoni cellulari, computer, piattaforme digitali e applicazioni di messaggistica. Ritardare l’analisi di questi strumenti significa indebolire le indagini proprio quando la rapidità può fare la differenza.
 

La mozione non mette in discussione in generale la tutela della sfera privata. Ma pone una questione politica precisa: nei casi di terrorismo, uno strumento procedurale pensato per proteggere diritti individuali non può trasformarsi in un ostacolo alla sicurezza della popolazione. Per Quadri, quando sono in gioco minacce gravi alla sicurezza dello Stato, le autorità devono poter accedere senza indugio ai dati decisivi.
 

Fonte: Mozione Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale, Lega dei Ticinesi

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