La riforma europea sulla disoccupazione dei frontalieri rischia di presentare alla Svizzera una fattura pesantissima. Le nuove regole prevedono che, dopo almeno 22 settimane di attività o assicurazione nel Paese d’impiego, sia quest’ultimo a versare le indennità al lavoratore frontaliere rimasto senza occupazione. Per la Confederazione il maggiore onere potrebbe raggiungere, secondo le stime della SECO, centinaia di milioni di franchi all’anno, fino a 900 milioni.
Il Ticino sarebbe il Cantone maggiormente esposto. Oltre al costo delle prestazioni, dovrebbe infatti potenziare gli Uffici regionali di collocamento per gestire nuove iscrizioni, controlli e percorsi di reinserimento di persone residenti oltreconfine. Un aggravio finanziario e amministrativo che Andrea Censi, deputato in Gran Consiglio della Lega dei Ticinesi, respinge senza mezzi termini.
«Cornuti e mazziati? No, grazie! Se in politica estera il Consiglio federale ci ha abituati a gestioni disastrose, di fronte a questa situazione confido abbia la decenza di opporsi senza sconti», afferma Censi.
Per il deputato leghista, la questione non si limita alla fattura che ricadrebbe sull’assicurazione contro la disoccupazione e sulle strutture cantonali. Il nuovo sistema potrebbe produrre effetti particolarmente pericolosi per un Cantone che già oggi subisce una forte pressione sul mercato del lavoro.
«Al di là del salasso finanziario per il nostro Stato sociale e del costo per potenziare gli URC, se passasse questa prassi il Ticino vivrebbe dinamiche pericolosissime. Se già oggi siamo terra di conquista per i frontalieri, qualora dovessimo pure pagare loro la disoccupazione e fare da ufficio di collocamento, diventeremmo la Mecca anche di chi vuole sciacallare il nostro welfare senza alcuna intenzione di lavorare», avverte Censi.
L’applicazione delle nuove regole alla Svizzera non è però automatica. L’aggiornamento dell’accordo sulla libera circolazione deve passare dal Comitato misto Svizzera-UE, che delibera per consenso. Berna dispone quindi ancora della possibilità di opporsi e impedire che il nuovo regime venga esteso al nostro Paese.
Secondo Censi, il caso mostra anche ciò che potrebbe accadere con il pacchetto dei Bilaterali III. «Questa mossa di Bruxelles è l’anticipazione perfetta di cosa ci aspetta con i Bilaterali III: se accettiamo il “recepimento dinamico”, simili riforme ci verrebbero imposte in automatico dall’UE, senza che Berna o il popolo possano muovere un dito».
La domanda è dunque politica prima ancora che finanziaria: il Consiglio federale utilizzerà il margine di manovra ancora disponibile oppure accetterà un’altra decisione europea destinata a penalizzare soprattutto il Ticino?
Fonte: MDD 12.7.2026;Andrea Censi







