Opinioni, 05 settembre 2026

Il contante non è roba da nostalgici

Difendere il denaro contante non è una battaglia di retroguardia, né una crociata di nostalgici contro la modernità. Il problema è reale. E il disegno è ormai abbastanza chiaro: il contante viene progressivamente marginalizzato, un pezzo alla volta, con la classica tattica del salame. Fino a quando, un giorno, ci si accorgerà che è praticamente sparito.
 

I grigionesi, ancora una volta, si dimostrano più avanti di noi. Il loro gran consiglio ha infatti appena deciso che, per le tasse cantonali e comunali, le prestazioni e l’utilizzo delle infrastrutture pubbliche, il pagamento in contanti deve rimanere possibile. Questo significa, tanto per dirne una, che i biglietti dei mezzi pubblici dovranno ancora poter essere acquistati pagando con soldi fisici. Stesso discorso per i parcheggi.
 

Alle nostre latitudini, invece, si moltiplicano i parchimetri che funzionano solo con Twint e affini. Colmo dei colmi, nel posteggio della stazione FFS di Lugano o si paga tramite app, oppure si va altrove. Significa tagliare fuori una parte importante della popolazione. Mica solo gli anziani. Perché non tutti hanno un conto collegato a un sistema di pagamento elettronico sullo smartphone e non tutti vogliono essere costretti ad utilizzare questi strumenti.
 

Senza dimenticare un altro aspetto fondamentale: i sistemi di pagamento elettronici, oltre a vincolarci al funzionamento degli appositi dispositivi, della rete informatica, dei server, rendono il cittadino tracciabile.
 


 

Lo Stato-guardone – e non solo lo Stato, ma anche i fornitori dei servizi di pagamento – può sapere come ciascuno di noi ha speso i propri soldi, dove e quando. Il contante, invece, garantisce la privacy. E la possibilità di bloccare, limitare o rendere inutilizzabili i sistemi di pagamento elettronici può trasformarsi in uno strumento per asservire i cittadini.
 

Intanto, in Ticino cominciano a fare capolino negozi ed esercizi pubblici che non accettano più i pagamenti in contanti. Tanti cittadini sono erroneamente convinti che un fornitore di prestazioni, a maggior ragione se statale o parastatale, sia obbligato ad accettare il denaro fisico. Ebbene, questo obbligo oggi non esiste.
 

A Berna è pendente una mozione (di chi scrive) che chiede di introdurlo. Se vogliamo che il contante non venga tagliato fuori, sarà meglio sbrigarsi a garantirne l’accettazione. Prima che sia troppo tardi.
 

Inutile dire che il Consiglio federale è però contrario alla mozione citata. Del resto, la marcia verso una società sempre più cashless piace parecchio alla casta. Ai cittadini, invece, dovrebbe piacere un po’ meno l’idea di vivere in un mondo nel quale ogni pagamento può essere registrato, tracciato e, in ultima analisi, condizionato.
 

Difendere il contante non significa difendere il passato. Significa difendere una forma concreta di libertà.


Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi

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