Il malcontento non giustifica la violenza. Le immagini arrivate dalla Francia e dall'Italia parlano chiaro: vetrine distrutte, negozi saccheggiati, agenti aggrediti. Città messe a ferro e fuoco. E ora le tensioni si avvicinano ai nostri confini.
A Como cresce l'attenzione per le mobilitazioni annunciate sui social. In Ticino, intanto, la GISO guarda alle proteste europee e annuncia nuove iniziative. Ben venga il confronto democratico, ma sia chiaro: manifestare è un diritto, mentre violenze e disordini non possono trovare alcuna giustificazione. Chi confonde la libertà di espressione con quella di devastazione dovrebbe ripassare qualche principio democratico.
Il malcontento nelle città europee dovrebbe far riflettere anche sulle politiche dell'UE. Eppure, per una parte della sinistra, la ricetta resta sempre la stessa: più Europa. Forse sarebbe il caso di interrogarsi prima sui risultati.
La Lega non intende concedere alcuna indulgenza ai violenti e agli incappucciati. I problemi dei giovani meritano ascolto, ma non si risolvono lanciando sassi contro la polizia o presentando il conto ai commercianti.
Lavoratori, piccoli imprenditori, cittadini, agenti e manifestanti pacifici hanno tutti lo stesso diritto: essere protetti da chi usa la piazza come pretesto per delinquere.
Alle forze politiche, comprese quelle della sinistra radicale, chiediamo una condanna senza ambiguità. Il disagio sociale può spiegare una protesta. Non può assolvere una devastazione.
La democrazia si difende con le idee. Non con le pietre.
Lega dei Ticinesi










