Mancano solo due settimane alla Conferenza farlocca del Bürgenstock, ed è ormai chiaro che sarà un flop monumentale. Come peraltro ampiamente previsto.
Un teatrino finalizzato a gonfiare l’ego del “medico italiano” del PLR e della presidenta di turno della Confederella, l’uregiatta Viola Amherd, detta “Re Mida al contrario” perché tutto quello che tocca si trasforma in palta.
Il conto dell’operazione, di decine di milioni di franchi, lo pagherà il solito sfigato contribuente. Al proposito la Lega non mancherà di chiedere informazioni dettagliate.
La porta sul muso
Venerdì il “medico italiano” ha ricevuto una porta sul muso anche dalla Cina, che non presenzierà alla conferenza poiché “le parti non sono equamente rappresentate”.
Ma va? Si tratta di un pesante smacco per il ministro degli esteri binazionale, che si era recato fino a Pechino (e nümm a pagum) ad elemosinare la partecipazione. Ma era ovvio che Pechino non si sarebbe prestata a fare da foglia di fico, legittimando con la propria presenza una conferenza unilaterale.
A questo punto bisognerebbe avere il coraggio di annullare tutta la farsa, che oltretutto ridicolizzerà in via definitiva le sempre più vuote pretese bernesi di “essere ancora neutrali”: non ci crede più nessuno!
Conclusioni col copia-incolla
E’ ovvio, e il “medico italiano” lo sa benissimo, che non si può fare la pace se al tavolo non ci sono entrambe le parti belligeranti. Mosca non solo ha detto njet, ma si è spinta parecchio oltre, mettendosi a sfottere l’iniziativa. L’uregiatta Amherd è stata pure sbertucciata sulla TV russa con tanto di “body shaming” (è stata definita “poco attraente”; e per fortuna che in Russia non hanno visto Baume Schneidèèèr… d’altra parte, volendo restare su questo livello, si potrebbe dire che nemmeno le figlie di Putin sono delle bonazze). Peggio di così non poteva andare. E c’è da ritenere che il Cremlino non abbia torto quando afferma che il documento finale della Conferenza sarà il copia-incolla della posizione ucraina (del resto su queste colonne l’abbiamo già scritto in tempi non sospetti).
E’ chiaro che un simile incontro unilaterale, tra compagni di merende che si scambiano pacche sulle spalle dandosi ragione a vicenda, non solo non avvicinerà la pace, ma rischia di portare ad una ulteriore escalation. Se qualcuno immagina che sia possibile una pace senza concessioni alla Russia, farà meglio a scendere dal pero. Malgrado questa assurda narrazione venga propagandata dai media di regime. Intanto si continuano a mandare soldati al macello senza venirne ad una.
Comanda Zelensky?
Aspettiamo poi di vedere chi, in concreto, si presenterà al Bürgenstock; ricordiamo infatti che a Lugano nel luglio 2022 gli Stati partecipanti si fecero rappresentare da retroguardie e scartine. Se sarà così anche questa volta, il fallimento sarà totale. Una ben triste pietra tombale sui magnificati “buoni uffici” della Svizzera, che ormai non valgono più una sverza.
A peggiorare ulteriormente la situazione ci pensa poi il buon Zelensky, il quale va in giro a dire che non vuole la Russia al Bürgenstock. A parte il fatto che Mosca non ci sarà comunque: ma stiamo busciando? Costui pensa di comportarsi in casa nostra come se fosse lui il padrone? La Confederella organizza la Conferenza – e ne paga il conto salatissimo - ma i partecipanti pretende di deciderli Zelensky, ad ulteriore conferma che il meeting serve solo a fare da megafono alle sue posizioni?
L’Ignazio ha detto (correttamente) fin dall’inizio di auspicare la presenza russa; ma poi arriva “l’amico Volodymyr” (cit. Cassis) a sbraitare che non vuole putiniani tra i piedi? E’ come se un ospite a cena in casa tua si permettesse di stabilire la lista di chi puoi invitare. L’ atteggiamento è – ancora una volta - arrogante ed inaccettabile. Ma naturalmente Berna non fa un cip: ormai il governicchio federale si è assuefatto al ruolo di zerbino di Zelensky, della fallita UE e degli USA. Altro che “neutralità”.
E va da sé che, come organizzatrice del meeting al Bürgenstock, la Confederella “dovrà” impegnarsi a versare un numero crescente di miliardi a Kiev (del resto, come sappiamo, il PLR Cassis è sempre molto generoso con i soldi degli altri). E intanto non si trovano (?) i fondi per la 13a AVS.
Ritorno alla neutralità
Per fortuna, almeno una buona notizia c’è. Il 29 maggio l’iniziativa popolare che chiede il ritorno alla neutralità integrale è stata dichiarata ufficialmente riuscita. Il Ticino, grazie soprattutto al Mattino, è il terzo Cantone che ha fornito più firme.
E però, in contemporanea (ma tu guarda i casi della vita) con la notizia testé citata, nei giorni scorsi un gruppo di “politici ed accademici”, naturalmente tutti di centro-$inistra, ha pensato bene di presentare, tra gli inverecondi slinguazzamenti della stampa mainstream, un Manifesto in dieci punti (corbezzoli!) per “ ripensare la neutralità”: dove ripensare, ovviamente, vuol dire rottamare.
Tanto per dirne una: si vorrebbe consentire la vendita di armi a Paesi in guerra (ossia all’Ucraina) e dotare il governicchio federale della facoltà di emettere sanzioni autonome. Sanzioni che, ça va sans dire, scatterebbero su ordine di Bruxelles e Washington, da tanto che sarebbero “autonome”.
Del resto, il fatto che tra i principali promotori del Manifesto ci sia un membro della cosiddetta “Iniziativa Europa”, che vuole inserire nella Costituzione federale la cooperazione con l’UE, dice tutto: via la neutralità per asservirsi integralmente agli eurobalivi!
Confidiamo che il popolo, approvando l’iniziativa per il ritorno alla neutralità integrale, spazzerà via simili fetecchiate antisvizzere.
LORENZO QUADRI
Un teatrino finalizzato a gonfiare l’ego del “medico italiano” del PLR e della presidenta di turno della Confederella, l’uregiatta Viola Amherd, detta “Re Mida al contrario” perché tutto quello che tocca si trasforma in palta.
Il conto dell’operazione, di decine di milioni di franchi, lo pagherà il solito sfigato contribuente. Al proposito la Lega non mancherà di chiedere informazioni dettagliate.
La porta sul muso
Venerdì il “medico italiano” ha ricevuto una porta sul muso anche dalla Cina, che non presenzierà alla conferenza poiché “le parti non sono equamente rappresentate”.
Ma va? Si tratta di un pesante smacco per il ministro degli esteri binazionale, che si era recato fino a Pechino (e nümm a pagum) ad elemosinare la partecipazione. Ma era ovvio che Pechino non si sarebbe prestata a fare da foglia di fico, legittimando con la propria presenza una conferenza unilaterale.
A questo punto bisognerebbe avere il coraggio di annullare tutta la farsa, che oltretutto ridicolizzerà in via definitiva le sempre più vuote pretese bernesi di “essere ancora neutrali”: non ci crede più nessuno!
Conclusioni col copia-incolla
E’ ovvio, e il “medico italiano” lo sa benissimo, che non si può fare la pace se al tavolo non ci sono entrambe le parti belligeranti. Mosca non solo ha detto njet, ma si è spinta parecchio oltre, mettendosi a sfottere l’iniziativa. L’uregiatta Amherd è stata pure sbertucciata sulla TV russa con tanto di “body shaming” (è stata definita “poco attraente”; e per fortuna che in Russia non hanno visto Baume Schneidèèèr… d’altra parte, volendo restare su questo livello, si potrebbe dire che nemmeno le figlie di Putin sono delle bonazze). Peggio di così non poteva andare. E c’è da ritenere che il Cremlino non abbia torto quando afferma che il documento finale della Conferenza sarà il copia-incolla della posizione ucraina (del resto su queste colonne l’abbiamo già scritto in tempi non sospetti).
E’ chiaro che un simile incontro unilaterale, tra compagni di merende che si scambiano pacche sulle spalle dandosi ragione a vicenda, non solo non avvicinerà la pace, ma rischia di portare ad una ulteriore escalation. Se qualcuno immagina che sia possibile una pace senza concessioni alla Russia, farà meglio a scendere dal pero. Malgrado questa assurda narrazione venga propagandata dai media di regime. Intanto si continuano a mandare soldati al macello senza venirne ad una.
Comanda Zelensky?
Aspettiamo poi di vedere chi, in concreto, si presenterà al Bürgenstock; ricordiamo infatti che a Lugano nel luglio 2022 gli Stati partecipanti si fecero rappresentare da retroguardie e scartine. Se sarà così anche questa volta, il fallimento sarà totale. Una ben triste pietra tombale sui magnificati “buoni uffici” della Svizzera, che ormai non valgono più una sverza.
A peggiorare ulteriormente la situazione ci pensa poi il buon Zelensky, il quale va in giro a dire che non vuole la Russia al Bürgenstock. A parte il fatto che Mosca non ci sarà comunque: ma stiamo busciando? Costui pensa di comportarsi in casa nostra come se fosse lui il padrone? La Confederella organizza la Conferenza – e ne paga il conto salatissimo - ma i partecipanti pretende di deciderli Zelensky, ad ulteriore conferma che il meeting serve solo a fare da megafono alle sue posizioni?
L’Ignazio ha detto (correttamente) fin dall’inizio di auspicare la presenza russa; ma poi arriva “l’amico Volodymyr” (cit. Cassis) a sbraitare che non vuole putiniani tra i piedi? E’ come se un ospite a cena in casa tua si permettesse di stabilire la lista di chi puoi invitare. L’ atteggiamento è – ancora una volta - arrogante ed inaccettabile. Ma naturalmente Berna non fa un cip: ormai il governicchio federale si è assuefatto al ruolo di zerbino di Zelensky, della fallita UE e degli USA. Altro che “neutralità”.
E va da sé che, come organizzatrice del meeting al Bürgenstock, la Confederella “dovrà” impegnarsi a versare un numero crescente di miliardi a Kiev (del resto, come sappiamo, il PLR Cassis è sempre molto generoso con i soldi degli altri). E intanto non si trovano (?) i fondi per la 13a AVS.
Ritorno alla neutralità
Per fortuna, almeno una buona notizia c’è. Il 29 maggio l’iniziativa popolare che chiede il ritorno alla neutralità integrale è stata dichiarata ufficialmente riuscita. Il Ticino, grazie soprattutto al Mattino, è il terzo Cantone che ha fornito più firme.
E però, in contemporanea (ma tu guarda i casi della vita) con la notizia testé citata, nei giorni scorsi un gruppo di “politici ed accademici”, naturalmente tutti di centro-$inistra, ha pensato bene di presentare, tra gli inverecondi slinguazzamenti della stampa mainstream, un Manifesto in dieci punti (corbezzoli!) per “ ripensare la neutralità”: dove ripensare, ovviamente, vuol dire rottamare.
Tanto per dirne una: si vorrebbe consentire la vendita di armi a Paesi in guerra (ossia all’Ucraina) e dotare il governicchio federale della facoltà di emettere sanzioni autonome. Sanzioni che, ça va sans dire, scatterebbero su ordine di Bruxelles e Washington, da tanto che sarebbero “autonome”.
Del resto, il fatto che tra i principali promotori del Manifesto ci sia un membro della cosiddetta “Iniziativa Europa”, che vuole inserire nella Costituzione federale la cooperazione con l’UE, dice tutto: via la neutralità per asservirsi integralmente agli eurobalivi!
Confidiamo che il popolo, approvando l’iniziativa per il ritorno alla neutralità integrale, spazzerà via simili fetecchiate antisvizzere.
LORENZO QUADRI










