Lunedì scorso il Gran Consiglio zurighese ha approvato, con 87 voti favorevoli e 82 contrari, il divieto di indossare il velo islamico nelle scuole. Il Consiglio di Stato ha ora due anni di tempo per elaborare un quadro giuridico. Ma ancora prima che la misura entri in vigore, si sono scatenate le polemiche.
Secondo informazioni riportate dal Blick, organizzazioni musulmane si stanno preparando da mesi all'eventualità che la proposta dell'UDC venisse adottata dal parlamento zurighese. Ora che la decisione è stata presa, stanno uscendo allo scoperto annunciando un referendum.
In apparenza, si presentano come politicamente e religiosamente neutrali. Ma dietro le quinte, sempre stando al Blick, sarebbe il Consiglio Centrale Islamico (CCIS), guidato dai noti salafiti Qaasim Illi e Nicolas Blancho, a manovrare i fili.
Ferah Ulucay, che mantiene stretti legami con il CCIS e ne è stata segretaria generale fino al 2024, fornisce informazioni su questi preparativi. Ulucay è diventata nota in tutta la Svizzera nel 2010 quando, a 17 anni, aveva lasciato casa e si era convertita all'Islam e aveva sposato in segreto l'allora Segretario Generale del CCIS. Poco dopo, è apparsa nel programma "SRF-Arena" indossando l'hijab.
Ulucay conferma: "Stiamo creando un comitato contro questo divieto islamofobo". Secondo lei, insegnanti e studenti musulmani devono poter decidere autonomamente cosa indossare. "Un divieto limita la libertà delle persone interessate". Non appena la bozza di legge sarà pronta, l'obiettivo sarà raccogliere le 3'000 firme necessarie per indire un referendum. Finora già 1'000 sostenitori si sarebbero già fatti avanti.
Secondo Ulucay, la comunità musulmana deve mobilitarsi contro questo divieto annunciato ma sottolinea che persone di ogni fede sono benvenute nell'opporsi a questa misura. Ulucay non nega che il Consiglio Centrale Islamico, alcuni dei cui leader sono già stati condannati per propaganda terroristica, "faccia parte del comitato" e fornisca supporto "a livello logistico e organizzativo". Non crede, tuttavia, che questa presenza ostacolerà la mobilitazione.
È improbabile che gli oppositori del divieto, provenienti dal centro e dalla sinistra, apprezzino questa iniziativa degli ambienti musulmani radicali e benchè siano contrari al divieto, potrebbero prendere le distanze da un comitato che include fondamentalisti.
L'ipotesi di un referendum è certamente oggetto di discussione anche negli ambienti di sinistra e ambientalisti. Ma molti preferiscono attendere prima la bozza di legge del Consiglio di Stato. Il Consiglio ha annunciato l'intenzione di attuare i regolamenti "in conformità con la Costituzione".
Il divieto del velo per le studentesse potrebbe infatti incontrare ostacoli legali. A differenza del divieto che riguarda le insegnanti, già in vigore in diversi cantoni, il Tribunale federale aveva stabilito nel 2015 che il divieto del velo per le ragazze nelle scuole pubbliche costituisce un'inaccettabile violazione della libertà di credo e di coscienza.
Gli oppositori del velo vedono in questa sentenza un barlume di speranza. Gli accesi dibattiti nel cantone di Zurigo sono seguiti con attenzione anche negli altri cantoni svizzeri. Poco prima della decisione del Gran Consiglio di Zurigo, il parlamento cantonale di Argovia aveva già deciso di vietare il velo nelle scuole cantonali per le ragazze di età inferiore ai 16 anni. Nel canton Berna, l'UDC intende ora seguire l'esempio con una mozione simile.









