La Svizzera, un tempo modello educativo, oggi mostra crepe sempre più evidenti nella scuola dell’obbligo. Un diplomato su quattro non è più in grado di leggere e comprendere testi semplici, mentre anche la matematica di base non è più garantita. È il quadro tracciato dall’UDC Svizzera durante l’assemblea dei delegati a Näfels.
Il presidente del partito Marcel Dettling ha parlato senza giri di parole di un Paese “in declino”, indicando nelle élite politiche e nelle riforme ideologiche le principali responsabili. Al centro delle critiche, la scuola integrativa e il Lehrplan 21, accusati di aver abbassato il livello generale dell’insegnamento.
Secondo il consigliere nazionale Benjamin Fischer, pesa anche l’immigrazione incontrollata: l’elevata presenza di allievi allofoni renderebbe difficile l’apprendimento, aumentando costi, problemi disciplinari e conflitti culturali. Un’analisi condivisa da diversi professionisti della formazione intervenuti all’assemblea.
A chiudere i lavori è stato lo psicologo Allan Guggenbühl, che ha messo in guardia dai limiti del multiculturalismo a scuola: «Una percentuale troppo elevata di stranieri sovraccarica le scuole». Per l’UDC la scuola deve tornare al suo mandato fondamentale, lasciando fuori le sperimentazioni ideologiche.
Fonte: UDC Svizzera – Assemblea dei delegati di Näfels (GL)
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