Ticino, 15 febbraio 2026

Lugano e il valore strategico degli edifici dismessi: dalla vendita alla rendita pubblica

TRESOLDI - Nel dibattito sulla gestione del patrimonio immobiliare pubblico si commette spesso un errore di impostazione: considerare gli edifici dismessi come un problema da liquidare, invece che come un asset da valorizzare. Il Comune di Lugano dispone di diverse strutture non più utilizzate ex sedi amministrative, spazi di quartiere, immobili tecnici, stabili con funzioni superate che oggi rappresentano prevalentemente un costo. La scelta più immediata è venderli. La scelta più intelligente, invece, è metterli a reddito. La logica economica di lungo periodo è chiara: una rendita costante nel tempo vale più di un capitale incassato una sola volta e poi esaurito. La vendita produce liquidità immediata ma riduce il patrimonio pubblico.
 


 

La locazione produttiva crea flussi ricorrenti, mantiene il controllo strategico degli spazi e permette politiche di indirizzo economico e sociale. Un piano comunale serio dovrebbe partire da tre basi tecniche: censimento, classificazione, destinazione. Ogni edificio dismesso va analizzato per posizione, metratura, accessibilità, costi di ripristino e potenziale di mercato. Non tutti gli stabili sono adatti alla stessa funzione: alcuni possono diventare spazi artigianali, altri laboratori formativi, altri ancora commercio di prossimità o servizi professionali. La riconversione non deve essere estetica ma funzionale: interventi mirati costi controllati, standard tecnici minimi per la messa a reddito. Successivamente, gli spazi possono essere assegnati tramite bandi a giovani imprenditori locali, start-up artigiane, cooperative di servizio, attività formative legate ai mestieri concreti cucina, tessile, manutenzione tecnica servizi amministrativi, professioni manuali qualificate. Il punto centrale non è solo economico ma politico nel senso più alto del termine: usare il patrimonio pubblico per generare opportunità locali.
 

I contratti di locazione possono includere criteri precisi: assunzione di personale del territorio, posti di apprendistato, collaborazione con scuole professionali, servizi utili al quartiere.Le entrate da locazione non devono finire indistintamente nel bilancio generale. Possono alimentare un fondo vincolato con obiettivi misurabili: borse di studio professionali, sostegno a giovani famiglie, incentivi all’apprendistato, aiuti mirati al primo impiego. In questo modo l’immobile pubblico diventa una leva moltiplicativa: produce reddito e contemporaneamente produce impatto sociale. Vendere è facile. Valorizzare richiede visione amministrativa, capacità tecnica e disciplina gestionale. Ma è esattamente questo il salto di qualità che oggi viene richiesto agli enti locali: passare da una gestione passiva del patrimonio a una gestione industriale pubblica orientata alla rendita, all’occupazione e alla coesione territoriale. Gli edifici dismessi non sono un residuo del passato. Possono diventare infrastrutture economiche leggere del futuro. Se gestiti con metodo, non sono un costo sono una politica attiva.

Christian Tresoldi
Consigliere Comunale Lugano

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