LIONE – Un dramma che svela il vero volto dell'estrema sinistra: Quentin D., 23enne studente di matematica e finanza, cattolico praticante e attivista identitario, è stato brutalmente aggredito e ucciso da un commando di estremisti antifascisti legati alla "Jeune Garde". I fatti sono avvenuti giovedì 12 febbraio a Lione, in margine a una conferenza dell'eurodeputata LFI Rima Hassan, nota per le sue posizioni radicali pro-palestinesi. Quentin faceva parte del servizio d'ordine informale del collettivo femminista identitario Némésis, che protestava contro l'evento.
Secondo le ricostruzioni del gruppo Nemesis, un gruppo di circa 40 militanti mascherati e armati ha isolato Quentin mentre lasciava la zona, lo ha gettato a terra e lo ha picchiato violentemente alla testa, causandogli un'emorragia cerebrale fatale. Dichiarato in stato di morte cerebrale il 13 febbraio, è deceduto il giorno dopo in ospedale. La famiglia denuncia un "agguato organizzato" e un "omicidio in banda", mentre il procuratore di Lione ha aperto un'inchiesta per "colpi mortali aggravati".
Ma dove sono i media progressisti? Mentre figure come Macron condannano genericamente l'"odio che uccide", minimizzando la violenza unilaterale degli antifa. In realtà, Quentin – descritto come un ragazzo normale, con lavoro e famiglia – era lì per difendere l'identità europea contro l'islamizzazione e il multiculturalismo forzato. Un martire della causa patriottica, come lo definiscono i suoi compagni.





