Ticino, 27 aprile 2026

Patrizio Farei: "Lupus in fabula: il problema non è più se, ma quando"

Negli scorsi giorni, a Faido, un lupo è stato avvistato nei pressi di scuole, asili e case anziani, non in alta montagna o in una valle isolata, ma a ridosso della quotidianità. Definire l’episodio come un caso isolato rischia di essere riduttivo, perché da tempo segnali simili si stanno moltiplicando, inserendosi in un contesto più ampio di crescita della presenza del lupo in Svizzera, che oggi conta oltre 300 esemplari e più di 30 branchi, accompagnati da un aumento significativo delle predazioni.
 

Quanto accade altrove dimostra che non si tratta più di una questione marginale: nei Grigioni si è già ricorso ad abbattimenti mirati di esemplari problematici, nel Canton Vaud si registrano attacchi anche a vitelli di grandi dimensioni e in Vallese si contano ogni anno centinaia di capi predati, nonostante le misure di protezione adottate. Il lupo si conferma così un animale altamente adattabile, capace di modificare il proprio comportamento e di avvicinarsi progressivamente agli insediamenti umani.
 

In questo contesto, l’avvistamento di Faido appare meno come un’eccezione e più come un segnale di una dinamica in evoluzione. Durante una recente riunione della Società ticinese di economia alpestre (STEA), è stato evocato il paragone con il Parco di Yellowstone, un ambiente vasto e selvaggio concepito per la presenza dei grandi predatori: al di là dei numeri, il confronto evidenzia soprattutto una differenza sostanziale, ovvero che il Ticino è un territorio limitato, antropizzato e vissuto quotidianamente da famiglie, allevatori e comunità locali.
 


 

Le conseguenze sono già visibili: negli ultimi 15 anni circa 50 alpi legati all’allevamento ovino e caprino sono stati abbandonati, segnale di un settore sotto pressione crescente. Parallelamente, a livello nazionale si sta assistendo a un cambiamento di approccio, con il passaggio da una gestione puramente reattiva a una più preventiva, che contempla anche l’abbattimento mirato nei casi critici.
 

A questo si aggiunge una dimensione che spesso viene liquidata troppo in fretta: quella delle famiglie. Quando un lupo viene avvistato a pochi passi da scuole e asili, la questione non resta più teorica. Diventa concreta. Diventa quotidiana. Da genitore di una bambina di due anni, e con un secondo figlio in arrivo, è difficile ignorare una crescente sensazione di inquietudine. Non si tratta di alimentare paure, ma di riconoscere che il contesto sta cambiando e che la percezione di sicurezza non può essere trattata come un dettaglio secondario.
 

Alla luce di questa evoluzione, la questione non può più essere rinviata: il Ticino intende dotarsi di una strategia chiara e tempestiva oppure continuare a inseguire gli eventi? La convivenza con il lupo è possibile, ma richiede decisioni concrete e coerenti con la realtà del territorio, perché il problema non è più se il lupo tornerà, ma dove si presenterà la prossima volta.
 

Farei Patrizio, Municipale di Faido

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