I gravi episodi di violenza avvenuti a Lugano durante l’estate, fra cui due accoltellamenti nel giro di pochi giorni, riaprono il dibattito sulla sicurezza. Ma le statistiche ufficiali raccontano davvero tutto ciò che accade in città?
A sollevare la questione è Tamara Merlo (Più Donne), che con un’interrogazione al Municipio chiede di fare luce sul cosiddetto «numero oscuro» della criminalità: la differenza tra i reati realmente commessi e quelli denunciati o scoperti dalla polizia.
Dopo gli episodi delle scorse settimane, la Città ha rafforzato la presenza degli agenti nelle zone della movida e nell’area della stazione. Nell’ultimo fine settimana di agosto sono state controllate 79 persone, sequestrati cinque oggetti potenzialmente atti a offendere e denunciato un minorenne in possesso di un coltello vietato. Il fine settimana successivo, durante 13 ore di presenza rafforzata con 26 agenti, i controlli hanno riguardato 225 persone e non hanno portato al sequestro di armi da taglio.
Anche i dati ufficiali collocano Lugano fra le città più sicure della Svizzera. Nel Consuntivo 2025 il Municipio indica 34,9 reati ogni mille abitanti e parla di «una delle realtà urbane più sicure del Paese». Ma il dato comprende soltanto i fatti arrivati a conoscenza delle autorità.
L’interrogazione richiama il sondaggio LOSAI, realizzato nel 2019 dalla Città, dalla Polizia comunale e dall’Unità di criminologia della Scuola di scienze criminali dell’Università di Losanna. All’indagine parteciparono 7’885 residenti fra i 16 e gli 84 anni. Il sondaggio rilevava non soltanto la percezione della sicurezza, ma anche le esperienze concrete delle vittime, comprese quelle mai denunciate.
I risultati mostravano differenze notevoli. Nel 2018 veniva denunciato l’84,5% dei furti in abitazione, ma solo il 26,7% delle aggressioni fisiche in strada, il 24,3% di quelle avvenute in casa e appena il 5,5% delle molestie sessuali. Dati ormai risalenti, che secondo Merlo dimostrano però quanto le sole statistiche di polizia possano offrire una fotografia incompleta.
Al Municipio viene quindi chiesto perché il sondaggio LOSAI non sia più stato ripetuto e se la Città sia disposta a promuovere una nuova indagine sulla vittimizzazione, distinguendo i risultati per sesso, età, quartiere, fascia oraria e tipologia di reato.
L’interrogazione vuole inoltre sapere se tra le ragioni della mancata denuncia vi sia il timore che l’aggressore possa conoscere l’identità, il domicilio o altri dati personali della vittima, e quali informazioni vengano fornite dalla Polizia comunale sulle misure di protezione.
Infine, Merlo domanda quali interventi di prevenzione sociale il Municipio intenda affiancare ai controlli di polizia, in particolare sul disagio giovanile, sulle dipendenze e sulla violenza nello spazio pubblico.











