Ticino, 06 maggio 2026

Impianti sciistici ticinesi, Rigamonti: “Le stazioni sono in grado di garantire l’apertura completa degli impianti almeno tra dicembre e marzo?”

Interrogazione di Andrea Rigamonti, con Evaristo Roncelli e Boris Bignasca, sul bilancio della stagione 2025/2026: chiesto al Consiglio di Stato di misurare giorni di apertura, settimane bianche, costi, contributi pubblici e “certezza dell’offerta”.

La stagione invernale 2025/2026 si è appena chiusa e per le stazioni sciistiche ticinesi arriva il momento del bilancio. Non solo turistico, ma anche politico e finanziario. Andrea Rigamonti, con i cofirmatari Evaristo Roncelli e Boris Bignasca, ha presentato un’interrogazione al Consiglio di Stato per chiedere dati concreti sull’efficacia del sostegno pubblico agli impianti di risalita del Cantone.
 

Il punto di partenza è il credito approvato dal Gran Consiglio il 7 ottobre 2025: 5,6 milioni di franchi per il contributo forfettario alla gestione ordinaria degli impianti di Airolo, Bosco Gurin, Campo Blenio, Carì e Nara per le stagioni invernali dal 2025 al 2028. Un contributo vincolato alla corretta manutenzione degli impianti di risalita secondo l’Ordinanza federale sugli impianti a fune.
 

Durante il dibattito parlamentare era stato aumentato anche il credito a favore delle cosiddette stazioni minori: Alpe di Neggia, Bedea-Novaggio, Cioss-Prato, Mogno, Airolo-Lüina, Dalpe e Prato Leventina. Proprio da qui nasce la richiesta di fare chiarezza: quanti giorni hanno aperto le singole stazioni? Quanti impianti erano effettivamente in funzione? Che ritorno producono i contributi pubblici? E quanto pesa ancora l’inverno sui ricavi complessivi?
 

Secondo l’interrogazione, negli ultimi decenni il Cantone ha sostenuto in modo costante gli impianti di risalita quale strumento di politica regionale e turistica. Già dagli anni Novanta sono però emerse difficoltà strutturali: bassa altitudine, dipendenza dall’innevamento naturale, ricavi limitati e investimenti continui per mantenere operative le infrastrutture.
 

A questo quadro si sono aggiunti i mutamenti climatici, la stagnazione della domanda sciistica e il cambiamento delle preferenze turistiche. Il Cantone ha quindi spinto sempre più sulla destagionalizzazione. Ma per Rigamonti e cofirmatari questo approccio, pur condiviso, non è più sufficiente se non viene accompagnato da indicatori misurabili.
 


 

L’interrogazione mette il dito su una questione centrale: alcune stazioni non dispongono di innevamento artificiale, oppure ne dispongono solo in parte. Altre non sono in grado di garantire con certezza l’apertura da dicembre a marzo. Alcune località non hanno infrastrutture ricettive sufficienti per accogliere scolaresche, associazioni sportive, gruppi ricreativi e famiglie.
 

Il tema delle settimane bianche entra quindi direttamente nel dossier. Nonostante l’approvazione della mozione Ghisolfi, che prevedeva lo svolgimento delle settimane bianche in Ticino, diverse scuole continuano a chiedere deroghe per andare fuori Cantone. L’interrogazione chiede quante settimane bianche siano state svolte nella stagione appena trascorsa, quante abbiano ottenuto la deroga, quante siano rimaste in Ticino e quali siano stati i relativi costi.
 

Il nodo politico è chiaro: se il Cantone finanzia gli impianti, deve sapere se questi impianti sono in grado di offrire un prodotto turistico affidabile. Non basta mantenere in funzione le strutture. Bisogna capire se una stazione può davvero garantire una stagione, attirare scolaresche, famiglie, gruppi sportivi e generare valore nelle regioni periferiche.
 

Rigamonti propone quindi di introdurre, in vista del prossimo credito quadro per la stagione 2029/2030, il criterio della “certezza dell’offerta”. Tra gli elementi indicati: presenza di innevamento artificiale, ristorazione adeguata, strutture ricettive nel comprensorio, offerte complementari come infrastrutture sportive al chiuso, piscine coperte, pareti d’arrampicata, palestre ed eventi culturali. Viene inoltre citata la garanzia di apertura dall’8 dicembre, Festa dell’Immacolata, al 19 marzo, San Giuseppe.
 

L’interrogazione chiede anche se il Consiglio di Stato intenda estendere il contributo per la gestione corrente alle stazioni minori, almeno a quelle capaci di assicurare una vera offerta turistica. Non solo manutenzione ordinaria, dunque, ma una visione più ampia degli impianti a fune come strumenti di sviluppo economico delle regioni periferiche, nel quadro del principio “Città Ticino – Città alpina”.
 

Infine, Rigamonti e cofirmatari chiedono dati sul rapporto tra contributi pubblici ricevuti e ricavi generati da ogni stazione, sui criteri usati per valutare la sostenibilità economica degli impianti e sull’esistenza di indicatori standardizzati di performance economica, turistica e sociale. Una domanda che va al cuore della politica di sostegno: il denaro pubblico deve coprire costi, oppure produrre risultati misurabili?

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