Mondo, 07 maggio 2026

A Marghera volantini elettorali rivolti a “bengalesi e musulmani”. Vannacci attacca: «Il PD vuole solo fare cassetta contando sul voto dei musulmani»

La campagna elettorale di Venezia finisce dentro una polemica nazionale. Al centro c’è un volantino legato alle elezioni della Municipalità di Marghera, circolato sui social, in cui compaiono i candidati Abdul Mhade e Begum Sumiya, con il simbolo del Partito Democratico e l’indicazione di voto per le comunali del 24 e 25 maggio 2026.
 

Il testo, secondo l’immagine rilanciata online, si apre con una formula religiosa: «In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso. Pace a tutti voi Marghera – Venezia. Per le prossime elezioni del consiglio votate noi bengalesi e musulmani». Una scelta che ha fatto scattare le critiche della destra italiana e in particolare di Roberto Vannacci, che su Facebook ha parlato apertamente di “voto etnico”.
 

Per Vannacci il punto politico è chiaro: non si tratta solo della presenza di candidati di origine straniera nelle liste, ma dell’appello a una comunità definita per appartenenza etnica e religiosa. Nel suo post scrive: «VOTO ETNICO: “la tendenza con la quale differenti gruppi etnici supportano specifici partiti”». Poi l’attacco al PD: «Ma il PD se ne frega degli interessi italiani, vuole solo fare cassetta contando sul voto dei musulmani».
 


 

La vicenda si inserisce in una campagna veneziana già tesa. Secondo il Corriere del Veneto, il caso riguarda i candidati bengalesi nelle liste del PD e il tema della moschea a Mestre, diventato uno dei punti più discussi dello scontro politico locale. Il Giornale ha parlato di una “squadra” bengalese dei candidati del Partito Democratico, collegando la polemica anche alla proposta di una grande moschea a Mestre.
 

Il nodo è tutto politico: fino a ieri la sinistra italiana si presentava come custode della laicità, pronta a fare lezioni su simboli, identità e religione nello spazio pubblico. Oggi, davanti a un bacino elettorale organizzato, la stessa laicità sembra diventare improvvisamente flessibile. L’appello “noi bengalesi e musulmani” non è un dettaglio folkloristico: è una formula identitaria precisa, usata dentro una competizione elettorale.
 

Fonte: Facebook Roberto Vannacci

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