In Sudafrica la tensione xenofoba è di nuovo alle stelle. Gruppi di vigilantes, in primis Operation Dudula, organizzano ronde, raid e proteste per “cacciare” gli immigrati irregolari, accusati di rubare posti di lavoro, spacciare droga e sovraccaricare i servizi pubblici. Negli ultimi mesi le azioni si sono moltiplicate, con picchetti davanti a ospedali, scuole e negozi gestiti da stranieri.
Operation Dudula (“forza fuori” in zulu), nato nel 2021 come movimento di quartiere a Soweto, è diventato uno dei volti più visibili della xenofobia sudafricana. I suoi membri pattugliano le strade, controllano documenti, irrompono in edifici occupati da migranti e bloccano l’accesso a servizi essenziali. Nel 2025 hanno esteso le azioni anche alle scuole, cercando di impedire l’iscrizione di bambini stranieri, e agli ospedali pubblici.
Nell’aprile 2026 marce anti-immigrazione a Johannesburg e Pretoria hanno portato alla chiusura di molti negozi per paura di saccheggi. Video di aggressioni a stranieri (soprattutto nigeriani, ghanesi e malawiani) hanno circolato sui social, provocando proteste diplomatiche da parte di diversi paesi africani, tra cui Ghana. Il governo sudafricano ha condannato le violenze e promesso interventi, ma la frustrazione tra la popolazione locale – segnata da altissima disoccupazione e servizi pubblici in crisi – continua a crescere.
A luglio 2025 un bambino malawiano di un anno è morto dopo che membri di Operation Dudula avrebbero impedito alla famiglia di accedere a due cliniche perché sprovvista di carta d’identità sudafricana. Il caso ha scatenato accuse di omicidio contro il gruppo.
Nel novembre 2025 l’Alta Corte di Johannesburg ha ordinato a Operation Dudula di cessare i blocchi a ospedali e scuole, definendo le loro azioni illegali, xenofobe e contrarie alla Costituzione. Il giudice ha sottolineato che «la dignità umana non ha nazionalità» e ha vietato intimidazioni, discorsi d’odio e controlli di documenti da parte di privati. Nonostante la sentenza, le attività del gruppo proseguono.





