Svizzera, 08 luglio 2026

Il Parlamento UE approva la riforma sulla disoccupazione dei frontalieri, la Svizzera rischia una fattura da centinaia di milioni di franchi

Martedì il Parlamento europeo ha approvato una riforma volta a ridefinire le competenze dei singoli stati in materia di lavoratori frontalieri disoccupati. Se ripresa, questa riforma potrebbe comportare costi aggiuntivi per la Svizzera di diverse centinaia di milioni di franchi.

A Strasburgo i deputati hanno votato a favore di questa riforma con 511 voti favorevoli, 87 contrari e 61 astensioni. Comprende inoltre nuove disposizioni relative alle prestazioni di assistenza a lungo termine e alle prestazioni familiari.

Queste regole saranno più chiare, più facili da applicare e più semplici, sia per i lavoratori che per le imprese europee, ha dichiarato Gabriele Bischoff, relatrice del dossier e parlamentare socialdemocratica tedesca, durante il dibattito del Consiglio svoltosi il giorno prima.

In linea di principio, i 27 Stati membri dell’UE decidono ciascuno il proprio sistema di sicurezza sociale. Per evitare problemi quando le persone non vivono o lavorano nel loro paese di origine, esistono anche norme a livello UE.

Secondo la Commissione europea, circa 16 milioni dei circa 450 milioni di europei vivono o lavorano in un altro paese dell’UE. Il regolamento modificato fa parte dell'accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'UE.

La Commissione europea deve ora informare la Confederazione di questa modifica nell'ambito del comitato misto competente. L’adozione potrebbe avvenire solo «con l’accordo esplicito della Svizzera», aveva dichiarato la Segreteria di Stato dell’economia (SECO).



Nell'Unione europea, in futuro sarà quindi lo Stato in cui la persona rimasta disoccupata ha svolto il suo ultimo lavoro, e non lo Stato di residenza, a pagare le indennità di disoccupazione. Secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica, nel primo trimestre del 2026 in Svizzera si contavano 413’320 lavoratori frontalieri.

Secondo le stime della SECO questo cambiamento potrebbe comportare costi aggiuntivi compresi tra 600 e 900 milioni di franchi all'anno. Già oggi la Svizzera, in quanto Stato di lavoro, rimborsa al Paese di residenza parte delle prestazioni corrisposte ai lavoratori frontalieri che diventano disoccupati. L'anno scorso, secondo la SECO, i rimborsi versati a Francia, Germania, Austria e Italia ammontavano a 283,3 milioni di franchi.

La SECO registra entrate per circa 600 milioni di franchi, che corrispondono ai contributi versati dai frontalieri alla cassa svizzera di disoccupazione. In definitiva, la Svizzera registra attualmente un surplus di 300 milioni di franchi all'anno. Se la riforma venisse adottata, i risultati sarebbero invertiti.

Oggetto di nuove norme è anche la procedura da seguire quando un dipendente lavora all'estero per un breve periodo. In futuro, quando un lavoratore svolgerà attività in un altro Paese dell’UE, le autorità competenti dello Stato membro di origine dovranno essere informate preventivamente. Questa riforma non si applica ai viaggi d'affari e ai distacchi di breve durata fino a tre giorni, sebbene il settore edile non sia coperto da questa eccezione.

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