La Corte europea dei diritti dell’uomo torna a mettere la Svizzera nel mirino. Con una sentenza di Camera pronunciata il 16 luglio 2026, i giudici di Strasburgo hanno stabilito che le autorità elvetiche hanno violato la libertà di pensiero e di coscienza e il diritto a un ricorso effettivo, non garantendo un’alimentazione interamente vegana a due persone affidate allo Stato.
Il primo ricorrente era stato detenuto in carcerazione preventiva a Champ-Dollon ed era accusato soprattutto di danneggiamenti commessi nell’ambito del movimento antispecista. Il secondo era ricoverato in un ospedale psichiatrico. La Svizzera è stata condannata a versare complessivamente 16’000 euro per danno morale e altri 10’000 euro per spese legali. La decisione, adottata con sei voti contro uno, non è ancora definitiva.
Il caso riapre una questione politica che non riguarda soltanto il menù di un carcere. Negli ultimi anni Strasburgo ha esteso sempre più il campo d’azione della Convenzione. Il precedente più noto è la sentenza del 9 aprile 2024 sul ricorso delle “Anziane per il clima”, con la quale la Corte EDU ha condannato la Svizzera per insufficienze nella politica climatica.
Il malcontento non è limitato alla Confederazione. Il 22 maggio 2025 nove Stati europei – Italia, Danimarca, Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia – hanno chiesto una discussione aperta sull’interpretazione sempre più estensiva della Convenzione, in particolare in materia migratoria. La Svizzera non ha firmato quella lettera.
Il Mattino della domenica ha chiesto a Michele Guerra, deputato in Gran Consiglio della Lega dei Ticinesi, se davanti a questa deriva la Svizzera debba porsi seriamente la domanda se continuare ad accettare la giurisdizione della Corte EDU.«Sì. E la domanda non è più se Strasburgo abbia superato il limite. È quante volte ancora glielo lasceremo fare. La Corte EDU non è l’Unione europea. Ma la deriva è la stessa: il potere si allontana dal popolo, le decisioni arrivano dall’alto e il conto resta a noi.
Guardiamo i fatti. Ogni passo verso l’integrazione europea è stato venduto come progresso. In Ticino abbiamo raccolto più pressione sui salari, disoccupazione, concorrenza frontaliera, giovani che scappano e meno libertà di decidere a casa nostra. Le promesse erano europee. I danni, ticinesi.
Adesso Strasburgo entra perfino nel menù di un carcere. Il problema non è il tofu. È la sovranità. I diritti fondamentali vanno difesi. Ma un tribunale internazionale non può trasformarsi in un governo senza elettori, imponendo alla Svizzera sentenze politiche e interpretazioni sempre più creative.
La Svizzera non prende ordini. La Svizzera decide. E decide il suo popolo. Poniamo limiti chiari. Se Strasburgo non li rispetta, bisogna avere il coraggio di andarsene. Diritti umani, sì. Governo dei giudici, no. Europa padrona, mai. Prima la Svizzera. Prima il Ticino. Prima il nostro popolo».
Fonte: dichiarazioni di Michele Guerra su MDD 26.7.2026






