Le immagini arrivate da Ceuta mostrano il cedimento di una delle frontiere esterne più sensibili dello spazio Schengen. Dal 30 luglio tra 50'000 e 60'000 migranti sono entrati nell’enclave spagnola dal Marocco o hanno tentato di farlo, via terra e via mare, travolgendo i dispositivi di controllo. Madrid ha inviato rinforzi di polizia e reparti dell’esercito. Secondo gli ultimi dati disponibili, almeno 72 persone hanno perso la vita.
È in questo scenario che il gran consigliere della Lega dei Ticinesi Andrea Sanvido ha lanciato un avvertimento rivolto anche alla Svizzera: «Ceuta è un campanello d’allarme per tutta l’Europa». Secondo Sanvido, quanto accaduto non può essere considerato un problema limitato alla Spagna, perché mette direttamente in discussione l’affidabilità dell’intero sistema europeo delle frontiere.
«Quando le frontiere esterne dell’Europa non riescono più a garantire un controllo efficace, anche lo spazio Schengen viene messo in discussione», ha scritto. Il punto politico è chiaro: la libera circolazione interna può reggere soltanto se gli accessi esterni vengono sorvegliati davvero. In caso contrario, i Paesi situati all’interno dello spazio Schengen si ritrovano esposti alle conseguenze delle falle aperte altrove.
«La Svizzera non può limitarsi ad assistere agli eventi. La sicurezza dei nostri cittadini e il controllo dei nostri confini devono venire prima di tutto», ha aggiunto Sanvido. Da qui la richiesta al Consiglio federale di valutare «la sospensione temporanea dell’applicazione di Schengen, ripristinando controlli sistematici alle frontiere svizzere finché la situazione alle frontiere esterne dell’Europa non sarà tornata sotto controllo».
La proposta non nasce nel vuoto. Le regole di Schengen permettono agli Stati, Svizzera compresa, di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne in presenza di una grave minaccia per la sicurezza o l’ordine pubblico. Berna ha già utilizzato questa possibilità nel giugno 2026, ripristinando i controlli al confine con la Francia durante il vertice del G7 di Evian.
«Schengen può funzionare solo se tutti gli Stati sono in grado di proteggere efficacemente i confini esterni. Se questo presupposto viene meno, ogni Paese deve poter adottare misure concrete per tutelare la propria sicurezza», ha concluso il gran consigliere leghista. La linea indicata da Sanvido è netta: «La Svizzera deve decidere in autonomia, nell’interesse dei propri cittadini».







