Opinioni, 24 agosto 2026

Sì ad una Svizzera neutrale ed indipendente

Il prossimo 27 settembre saremo chiamati a votare sull’iniziativa popolare sulla neutralità. E’ una votazione importante, perché in gioco c’è un principio che accompagna la Svizzera da cinque secoli.
 

L’iniziativa chiede di sancire nella Costituzione la neutralità permanente e armata. In concreto, la Svizzera non dovrebbe partecipare a conflitti militari né imporre sanzioni economiche contro Paesi belligeranti, salvo quelle decise dal Consiglio di sicurezza dell’ONU.
 

La neutralità non è un accessorio che si mette e si toglie a seconda delle mode del momento. È parte dell’essenza della Svizzera. Ha preservato il paese da conflitti sanguinosi. Dopo Marignano, nel 1515, i Confederati abbandonarono la politica di potenza. Nel 1815 il Congresso di Vienna riconobbe la neutralità permanente e l’inviolabilità della Svizzera, affermandone l’utilità per l’equilibrio europeo. Una Svizzera neutrale offre un terreno di dialogo alle parti in conflitto; dà una chance alla pace.
 

La neutralità svolge funzioni essenziali: rafforza la coesione nazionale, ci tiene lontani dalle guerre, permette rapporti commerciali con il maggior numero possibile di Paesi e conferisce particolare valore ai buoni uffici elvetici. Un mediatore credibile deve essere imparziale.
 

La neutralità non è affatto una scelta di comodo. Presuppone una schiena dritta. In ogni conflitto, i belligeranti esercitano pressioni sui neutrali affinché si schierino. Resistere a queste pressioni è precisamente ciò che significa essere neutrali.
 


 

Ed è proprio qui che sta il problema della politica bernese. Con la guerra in Ucraina, il Consiglio federale ha ripreso praticamente con il copia-incolla 20 pacchetti di sanzioni UE contro la Russia. In questo modo, ha demolito la credibilità della neutralità svizzera. E intanto la guerra continua.
 

Nella Berna federale, tra la partitocrazia va per la maggiore il mantra della “neutralità flessibile”. Si tratta, semplicemente, di un bluff. Non esiste alcuna “neutralità flessibile”. O si è neutrali, o non lo si è.
 

I contrari all’iniziativa in votazione sostengono che essa limiterebbe eccessivamente il margine di manovra del Consiglio federale. Ma è esattamente questo il punto. La neutralità non deve essere lasciata alla mercé dei governanti del momento. Della loro incapacità di resistere a pressioni politiche e ricatti morali. Della loro smania di apparire sui media come schierati dalla parte che viene dipinta come “giusta”. La neutralità è fatta per i cittadini. Non per i politicanti.
 

Neutralità e indipendenza sono due facce della stessa medaglia. Una Svizzera sempre più inserita nelle strutture politiche e militari dell’UE e della NATO è destinata a perdere entrambe.
 

Il 27 settembre votiamo Sì ad una Svizzera neutrale ed indipendente, e no alla strisciante adesione all’UE ed alla NATO.
 

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi

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