Ticino, 30 agosto 2026

"Maidan, strada verso la guerra", sette mesi senza risposta: il ricorso resta fermo sul tavolo del Governo

Il documentario fu vietato a Muralto per il rischio di «possibili tensioni o turbative dell’ordine pubblico». HelvEthica Ticino e Amici della Costituzione contestarono la decisione. Da allora sono passati sette mesi e il Consiglio di Stato non si è ancora pronunciato.

Sono passati sette mesi dal ricorso contro la decisione del Municipio di Muralto che, lo scorso gennaio, aveva impedito a HelvEthica Ticino e Amici della Costituzione di proiettare il documentario Maidan: la strada verso la guerra. Il motivo indicato dal Comune era il rischio di «possibili tensioni o turbative dell’ordine pubblico». Ma, a più di mezzo anno di distanza, il Consiglio di Stato non si è ancora pronunciato sul merito del ricorso.
 

La questione non riguarda soltanto una disputa amministrativa. In gioco ci sono la libertà di espressione e la libertà di riunione, entrambe garantite dalla Costituzione. Secondo gli organizzatori, fin dall’inizio della procedura il Governo cantonale ha negato l’effetto sospensivo senza verificare l’esistenza di elementi concreti tali da giustificare il mantenimento del divieto. Il risultato è che la proiezione prevista non ha potuto avere luogo.
 

Nel frattempo il Comune di Muralto aveva ottenuto una proroga fino al 26 marzo per presentare le proprie osservazioni. Sempre secondo il comunicato, il Municipio non avrebbe poi preso posizione nel merito né prodotto elementi concreti a sostegno della decisione impugnata.
 

Il nodo giuridico sollevato dai ricorrenti è preciso: la semplice possibilità di contestazioni o tensioni non basta, di per sé, a giustificare una limitazione preventiva di una libertà fondamentale. Per una misura così incisiva servirebbe un pericolo concreto, attuale e verificabile per l’ordine pubblico. Gli organizzatori denunciano quindi il rischio del cosiddetto «veto dell’oppositore», cioè la possibilità che basti minacciare proteste per ottenere la cancellazione di un evento sgradito.
 


 

A rendere ancora più discutibile il blocco, sottolineano i promotori, è quanto avvenuto successivamente: lo stesso documentario sarebbe stato proiettato al Liceo di Bellinzona e in diverse città italiane senza che si verificassero disordini. I timori evocati a Muralto, almeno in queste occasioni, non si sarebbero dunque concretizzati.
 

Il punto centrale del comunicato, però, riguarda ora i tempi. Quando si discute dell’esercizio di diritti fondamentali, una decisione che arriva mesi dopo può perdere gran parte della sua efficacia. Anche un eventuale accoglimento del ricorso non potrebbe infatti cancellare il fatto che l’evento, nel momento in cui era stato programmato, è stato impedito.
 

Gli organizzatori richiamano anche la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo cui un rimedio giuridico deve essere effettivo e permettere di prevenire una violazione o di porvi rimedio in tempo utile, non limitarsi a constatarla quando ormai il danno si è prodotto.
 

Da qui l’affondo finale contro i tempi del Consiglio di Stato: «Sette mesi sono già trascorsi. Altri sette e saremo alle elezioni cantonali». Una stoccata che mette il Governo davanti a una domanda semplice: quanto bisogna ancora aspettare per ottenere una decisione su un ricorso che tocca direttamente libertà costituzionali?

 

Fonte: Comunicato stampa di Helvetica sul caso Maidan

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