Opinioni, 26 settembre 2026

No all’ennesima iniziativa “green” contro i contadini e gli allevatori

L’iniziativa popolare “per un’alimentazione sicura” che voteremo il 27 settembre prossimo ha un obiettivo che il Partito Comunista condivide: l’aumento al 70% del grado di autoapprovvigionamento alimentare sarebbe effettivamente importante. Non siamo invece assolutamente d’accordo sulle modalità per raggiungerlo.

Dietro ad un principio valido – che è peraltro contemplato dal concetto di Sovranità alimentare, di cui proprio il nostro Partito si è fatto promotore riuscendo a iscriverla nella Costituzione del Canton Ticino per volontà popolare – si celano però altri temi che il popolo svizzero ha giustamente già rigettato in precedenti votazioni: ad esempio l’iniziativa “per acqua potabile e cibo sano”, a cui il Partito Comunista aveva già guardato con sospetto poiché avrebbe fatto pagare alle aziende agricole dei costi produttivi anti-economici soprattutto nelle realtà periferiche.

Siamo inoltre di diverso parere per quanto riguarda le modalità di applicazione per rafforzare l’auto-approvvigionamento: essendo vicini alla quotidianità delle valli alpine svizzere e dei contadini, ci rendiamo conto che non è immaginabile coltivare gli attuali pascoli a 1’500 metri di altezza: senza animali da reddito queste superfici non potrebbero realisticamente essere sfruttate per la produzione alimentare. Non è un caso se, intelligentemente, essi sono da secoli dedicati alla produzione di formaggio dell’alpe di pregiate proprietà organolettiche.

Si tratta insomma di un’iniziativa che, con i soliti idealismi “green”, vuole indirettamente ostacolare gli allevamenti e il consumo di derrate alimentari di origine animale.

Ancora una volta siamo di fronte a un’iniziativa popolare influenzata da una lettura urbana della realtà agricola, lontana da ciò che contadini e allevatori vivono quotidianamente. Questa proposta non si accorge né che la diversità del nostro Paese permette una grande varietà di produzioni né che la vocazione dell’allevamento è intrinseca e ineludibile dalle montagne. L’economia di scala delle grandi pianure distrugge per contro la filiera lattiero-casearia di elevatissima qualità del sud delle Alpi, perché intasa e preclude il mercato ai nostri prodotti ticinesi, culturalmente meno accettati e che richiedono molta più fatica e conoscenza agli imprenditori e alle imprenditrici agricole.

Insomma il Partito Comunista rimane convinto che bisogna dare concretezza alla Sovranità alimentare: essa è la risposta per tutelare le abitudini virtuose di un consumo diversificato e non monotono, che rispetta il territorio in tutte le sue sfaccettature e ne raccoglie anzi tanto più potenziale nutrizionale, inteso anche come socialmente accessibile alle classi sociali meno abbienti. La Sovranità alimentare non prevede distese di soja, bensì supporto alle filiere locali più ecologiche e dalle ricadute tangibili nel tessuto economico svizzero piuttosto che importazioni con camion su tratte di migliaia di chilometri con esternalità negative insostenibili sulle condizioni di lavoro e l’ambiente.

Partito Comunista

(nella foto Max Ay, segratario PC)

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