Opinioni, 25 settembre 2026

Duecento anni di neutralità

Il 27 settembre saremo chiamati a decidere come dovrà essere applicata in futuro la neutralità svizzera. Non è un tema marginale: riguarda il modo in cui il nostro Paese intende proteggere la propria indipendenza in un mondo sempre più instabile. Non sorprende quindi che questa votazione sia seguita anche fuori dai nostri confini, dalla stampa europea alle grandi agenzie internazionali.
 

Prima di discutere del futuro, credo valga la pena ricordare da dove veniamo. Nel 1815 la neutralità permanente della Svizzera fu riconosciuta sul piano internazionale. Da allora ha accompagnato il nostro Paese attraverso guerre, crisi e profonde trasformazioni dell’Europa. Più di due secoli di storia non sono un dettaglio.
 

Sarebbe troppo semplice dire che il benessere svizzero deriva dalla neutralità. La nostra prosperità nasce dal lavoro, dall’industria, dalla formazione, dal commercio, dal federalismo e dalla solidità delle istituzioni. Ma in economia esiste una parola fondamentale che spesso dimentichiamo: continuità.
 

Poter programmare, investire e costruire nel tempo, in un quadro stabile e prevedibile, ha un valore enorme. La continuità non crea da sola ricchezza, ma è uno dei terreni sui quali può crescere. La Confederazione stessa considera la neutralità uno strumento per tutelare sicurezza, indipendenza e prosperità.
 


 

C’è poi la tradizione dei buoni uffici: la capacità della Svizzera di mantenere aperti canali di dialogo tra interlocutori diversi. Un patrimonio discreto, ma importante, al quale la Confederazione collega anche la propria neutralità.
 

Essere neutrali, inoltre, non significa essere indifesi. La nostra è storicamente una neutralità permanente e armata: restare fuori dalle guerre tra altri Stati mantenendo la responsabilità di difendere il proprio territorio e la propria indipendenza.
 

Il 27 settembre non voteremo soltanto su una norma costituzionale. Saremo chiamati a riflettere sul significato che vogliamo dare oggi a una tradizione che accompagna la Svizzera da oltre duecento anni.
 

È una votazione di grande rilievo, perché riguarda il rapporto tra storia e futuro e, soprattutto, la capacità della Svizzera di conservare una propria strada nel mondo.
 

Christian Tresoldi

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