Svizzera, 25 settembre 2026

Per i paesi vicini la Svizzera ha già abbandonato la neutralità

Ancora prima che gli svizzeri vadano a votare sull'iniziativa per la neutralità il prossimo 27 settembre, per i paesi che ci circondano la Svizzera neutra non esiste più. È questa la conclusione del Blick, basata su articoli di giornale, affermazioni di diplomati e politici e analisi di Think tank degli ultimi anni. Il contesto è ovviamente quello della guerra in Ucraina, che avrebbe condannato la Svizzera ad abbandonare la sua storica politica di neutralità e di rivedere le sue relazioni con la NATO. Il Blick cita la celebre Conferenza di Monaco sulla sicurezza che, ogni anno a febbraio, riunisce l'élite militare e diplomatica mondiale. «Prendete l'esempio del segreto bancario», aveva affermato una diplomatica di casa al Bayerischer Hof, l'hotel di Monaco dove si svolge la conferenza. «La Svizzera neutrale ha avuto i mezzi per preservarlo di fronte alle minacce americane contro le banche elvetiche? La neutralità non esclude il realismo».

Vengono poi elencati una serie di analisi di istituti di geopolitica. Il primo è l'European Council on Foreign Relations (ECFR), un influente think tank geopolitico, secondo il quale «la Svizzera è circondata da Stati dell'UE e/o della NATO (l'Alleanza atlantica di cui la Confederazione non fa parte) e beneficia quindi di un contesto di sicurezza plasmato dai suoi vicini, pur non disponendo di garanzie di difesa collettiva». Il che la rende vulnerabile: «La pressione derivante dalla situazione in Ucraina, le esportazioni di armi e l'avvicinamento militare alla NATO sono realtà imprescindibili», prosegue il documento. Secondo rapporto: quello dell'IISS, l'Istituto strategico di Londra, intitolato «Come la Russia sta avvicinando la Svizzera alla NATO». «È ormai evidente che l'invasione russa dell'Ucraina ha spinto Berna verso forme di cooperazione che in precedenza sarebbero apparse difficilmente immaginabili: in particolare l'European Sky Shield Initiative (lo scudo antiaereo europeo) e l'acquisizione di missili Patriot e aerei F-35 americani», sostengono gli esperti britannici.

Un terzo studio dell'Ifri, l'Istituto francese per le relazioni internazionali, ritiene che «il nuovo paradigma della sicurezza europea, caratterizzato dalla recrudescenza degli attacchi ibridi, renda più difficile per i vicini della Svizzera accettare l'idea di una sicurezza nazionale concepita indipendentemente dalla sicurezza collettiva europea». Il rapporto che meglio riflette l’opinione degli europei è tuttavia quello appena pubblicato dal NISS, l’istituto strategico ucraino. Il titolo in inglese è «Switzerland’s Policy of Neutrality. Challenges in the Context of Russian Aggression Against Ukraine» («La politica di neutralità della Svizzera: le sfide nel contesto dell’aggressione russa contro l’Ucraina», 7 aprile 2026). Il documento riconosce i vantaggi storici della neutralità – sicurezza, mediazione, stabilità, pur rilevando che la guerra russo-ucraina esercita ormai una pressione crescente. Per il NISS non ci sono dubbi: la sicurezza della Svizzera dipende in larga misura dall’Europa.



Come difendere, dunque, la neutralità elvetica? «È necessaria una revisione e l’attuale pragmatismo del governo svizzero riflette bene questa evoluzione», osserva François Heisbourg, che ha presieduto a lungo il Centro di politica e sicurezza di Ginevra. Autore del libro «L’Europe face aux prédateurs» (Ed. Odile Jacob), questo esperto di questioni strategiche ritiene che una neutralità rigorosa rischierebbe di isolare la Svizzera dal resto dell’Europa. «Se il territorio elvetico dovesse accogliere oligarchi o hacker ricercati altrove nel continente europeo, lo scontro sarebbe inevitabile», ci spiegava lo scorso marzo durante il Forum di Parigi per la difesa e la strategia.

Quando la Svizzera bloccò diverse richieste di riesportazione di munizioni verso l’Ucraina – in particolare da parte di Germania, Danimarca e Spagna – l’ex presidente della commissione difesa del Bundestag tedesco, Marie-Agnes Strack-Zimmermann, sbottò: «Cosa accadrebbe se un Paese membro della NATO venisse attaccato e le munizioni di fabbricazione svizzera non potessero essere consegnate a causa di questa neutralità?» La risposta a questa domanda è stata appena formulata dal giornalista Luc de Barochez in un editoriale del settimanale francese L’Express: «Neutralità diplomatica e successi economici hanno a lungo permesso agli svizzeri di osservare con prudente distacco gli sconvolgimenti geopolitici che li circondavano», afferma con decisione. Per poi concludere: «È finita». Sarà vero?

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