Giorgio Ghiringhelli contesta la lettura rassicurante dell’islam in Europa proposta da The Economist e ripresa, secondo quanto riporta, dal Corriere del Ticino il 14 settembre e lancia un’accusa precisa: dietro determinate attività culturali e religiose vi sarebbe una strategia organizzata per rafforzare l’influenza dell’islam politico nelle società europee.
Il riferimento centrale è un documento dell’ISESCO intitolato “Strategia dell’azione culturale islamica all’esterno del mondo islamico”. Ghiringhelli lo descrive come un testo di 118 pagine, pubblicato nel 2009, che svilupperebbe una strategia adottata a Doha nel 2000. La sua interpretazione si appoggia anche a una conferenza tenuta a Parigi da Alain Wagner il 2 settembre 2018.
Secondo l’autore, il nodo è il rapporto fra tutela dell’identità religiosa e integrazione. Ghiringhelli sostiene che le indicazioni rivolte alle comunità musulmane all’estero puntino a impedirne l’assimilazione, rafforzando invece un’appartenenza religiosa destinata a prevalere su quella nazionale. A suo giudizio, presentare queste attività esclusivamente come iniziative culturali significa trascurarne la dimensione politica.
Nell’articolo vengono richiamati il ruolo delle moschee, dei centri culturali e delle scuole islamiche, insieme alle richieste di insegnamento dell’arabo e di educazione religiosa. Ghiringhelli legge queste indicazioni come strumenti di un’azione coordinata. È questa la tesi del suo contributo: il documento citato e le conclusioni che ne ricava vanno distinti, soprattutto quando passa dalla promozione dell’identità religiosa all’accusa di un progetto di conquista.
Per consentire la consultazione del materiale, Ghiringhelli riferisce di aver ottenuto una copia del documento e di averla trasmessa all’Association Suisse Vigilance Islam, che ne avrebbe pubblicato le versioni inglese e francese sul proprio sito.
La polemica investe direttamente anche i media ticinesi. L’autore respinge l’idea che gli allarmi sull’islamizzazione possano essere archiviati come un’ossessione della destra e chiede spazio per una lettura opposta a quella del settimanale britannico.
Ghiringhelli precisa inoltre che non tutti i musulmani europei condividono la strategia da lui denunciata. La sua contestazione si concentra sulle organizzazioni che, nella sua analisi, perseguono l’affermazione della sharia e il separatismo religioso, nonché sulle autorità europee accusate di assecondarle.









