Italia e Cechia preparano una pressione congiunta sulle regole energetiche dell’Unione europea. Secondo Reuters, Giorgia Meloni e Andrej Babiš puntano a presentare proposte al vertice UE del 15 e 16 ottobre per contenere i costi e modificare alcuni meccanismi della politica climatica.
Tra le richieste figurano la sospensione temporanea delle norme sul metano e il rinvio dell’avvio dell’ETS2, previsto nel 2028 per i combustibili destinati ai trasporti e al riscaldamento. Roma e Praga chiedono inoltre interventi sulla riserva di stabilità del mercato delle quote di CO₂.
La contestazione riguarda gli effetti economici delle regole. Secondo gli ufficiali italiani citati da Reuters, i requisiti sul metano potrebbero complicare il ricorso a fornitori alternativi di gas da gennaio, aumentando i costi e mettendo a rischio la sicurezza degli approvvigionamenti.
La lettura politica è netta: la competitività occidentale dipende anche dalla disponibilità di energia. Un sistema produttivo esposto a costi elevati ha meno margine per investire, assumere e competere. Gli obiettivi ambientali vanno quindi valutati insieme agli strumenti scelti per raggiungerli.
Per ora si tratta di proposte, non di sgravi già approvati. Il vertice offrirà una verifica concreta della disponibilità di Bruxelles a correggere le proprie regole. Per famiglie e imprese, il criterio di giudizio resta semplice: quanto costerà scaldare una casa, spostarsi e tenere aperta un’attività?









