Opinioni, 01 novembre 2026

Povertà in Ticino: i numeri raccontano solo una parte della realtà

Il ceto medio come priorità? Non è sufficiente! L'UDC pone il ceto medio, la fascia della popolazione considerata al di sopra della povertà, ma non sufficientemente benestante per godere di una buona qualità di vita dal punto di vista economico, al centro di molte priorità in vista della scelta del successore di Guy Parmelin, delle prossime tornate elettorali e delle proposte legislative.

I dati resi noti oggi - I dati pubblicati oggi dalla RSI, secondo cui nel 2025 il 2,9% della popolazione svizzera pari a 267'300 persone, ha beneficiato dell'assistenza sociale, potrebbero apparentemente dare ragione a questa visione. Ma i numeri raccontano soltanto una parte della realtà ticinese, dato che non considerano le famiglie appena al di sopra della soglia di accesso all'assistenza sociale, i lavoratori poveri (working poor), i genitori soli maggiormente esposti al rischio di povertà e coloro che, per paura o vergogna, rinunciano alle prestazioni cui avrebbero diritto.

Andando oltre il solo 2,9% che beneficia a livello nazionale dell’assistenza, quante sono le persone in difficoltà in Ticino, cantone caratterizzato da salari mediani inferiori alla media svizzera, premi delle casse malati e costi medici tra i più elevati e un potere d'acquisto in costante diminuzione?

Chi non chiede l’assistenza - In primis va detto che non tutti gli aventi diritto alle prestazioni le richiedono effettivamente. Secondo alcune stime, sebbene difficili da verificare, a livello svizzero tra il 20% e il 40% potrebbe beneficiarne e, per paura, vergogna, stigmatizzazione, ostacoli burocratici o, in caso di stranieri titolari di permessi B e C, timore di conseguenze sul diritto di soggiorno, vi rinunciano. In Ticino, la percentuale potrebbe collocarsi nella fascia alta, soprattutto tra le persone straniere.

La RIPAM - Un terzo della popolazione ticinese, circa il 30-32%, pari a 110'000–115'000 persone, beneficia della riduzione individuale dei premi di cassa malati: ma spesso non è sufficiente.

Rischio povertà - Infatti, circa il 25,3% della popolazione ticinese è rischio di povertà secondo SILC, che considera come dato l’avere un reddito che equivale al 60% (o meno) di quello mediano equivalente (dati 2024). A livello nazionale è risultato nettamente inferiore: 16,4% per quell’anno. E la povertà reddituale assoluta, misurata dall'Ufficio federale di statistica sulla base delle direttive della Conferenza svizzera delle istituzioni dell'azione sociale (COSAS), nel 2024 interessava il 16,5% della popolazione ticinese, pari a circa 59'000 persone, quasi il doppio della media nazionale dell'8,4%.

Che cosa serve - La fotografia generale è di una difficoltà economica strutturale che interessa una parte molto ampia della popolazione. Servono misure incisive che abbiano efficacia nel migliorare la situazione di questa fascia, andando ad agire sulle principali voci di preoccupazione: i premi di cassa malati, il caro abitazioni, l’erosione del potere d’acquisto, i bassi salari. Nel mio programma di candidatura, propongo una cassa malati unica per la LAMAL, un programma di edilizia sociale e degli investimenti mirati per aumentare il valore delle aziende, con ricadute sul PIL e di conseguenza sul potere d’acquisto della popolazione, attraverso banche settoriali private.
 

Felix B. Stutz
Candidato Indipendente al Consiglio Federale 2026
Imprenditore
Consigliere Comunale 

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