Sport, 27 gennaio 2020
Caro Kobe, ti scrivo… Non dimenticherò mai quella sera
La morte di Bryant ha colpito il mondo dello sport e non solo: la sua dipartita ha lasciato tutti sconvolti
LUGANO – Domenica 26 gennaio 2020. Una serata che non dimenticherò, e non sarò il solo. Caro Kobe Bryant, non dimenticherò mai quella sera, quel messaggio giuntomi sul telefono. Caro Kobe la tua morte mi ha tramortito e, ne sono sicuro, anche fra 10, 15, 20 anni ricorderò dov’ero quel 26 gennaio 2020 quando la notizia della tua tragica dipartita è giunta alle mie orecchie.
Esattamente come è successo in passato con i grandi avvenimenti che hanno cambiato il corso della storia della nostra società. Un esempio? L’11 settembre 2001. Mai dimenticherò quell’inizio pomeriggio, mai mi scorderò dov’ero in quel momento e, nonostante il paragone forse avventato, devo ammettere che la tua morte mi ha straziato. Tu, caro Kobe, che hai segnato tanti pomeriggi vissuti durante la mia infanzia, tu che agli occhi di diversi ragazzini che giocavano in un cortile sembravi un giovane talentuoso cestista pronto a scrivere la sua carriera. Peccato che non sapevamo che avresti riscritto la storia del basket… e non solo di quello sport.
Caro Kobe, ho deciso di scriverti queste poche righe ricordando la voce del telecronista

che, descrivendo la tua vittoria nella gara delle schiacchiate durante l’All Star Game del 1997, urlava al mondo: “Oh my God! Kobe Bryant. Eighteen years old. Lakers”. Quelle sono state parole che mi hanno fatto compagnia a lungo durante la mia giovinezza, tra un sorriso e l’altro. Parole ripetute quasi come una filastrocca. Ma quelle parole non sono state altro che il primo passo di un umile ragazzo verso il mondo che lo ha accolto a braccia aperte.
Caro Kobe, mi mancherai. Con i tuoi modi di fare, dentro e fuori dal campo, hai sempre attirato tutti. In America o in Europa, la tua figura, oltre a richiamare sponsor e marchi famosi, richiamava persone. Mi ricordo il fiume umano pronto ad acclamarti a Roma o a Milano, mi ricordo il sorriso che sapevi regalare a tutti, anche ai tuoi avversari. Ma più di tutto mi ricorderò l’amore e la passione che hai sempre messo in quello che facevi e in quello sport che, più che un lavoro, per te era pura emozione. Ci hai regalato fasi celebri che in queste ore leggiamo su tutti i social, ma una cosa mi sento di dirtela: “Grazie per quello che ci hai insegnato e per quello che ci hai regalato”.