Sport, 10 marzo 2020
Continua il processo a Cipollini: “Inseguiva mia figlia con la pistola”
Drammatica e angosciante la testimonianza dell’ex suocera del campione del mondo di ciclismo
LUCCA (Italia) – In tempi di coronavirus anche le udienze nei tribunali sono annullate e rinviate, ma a Lucca nei giorni scorsi è continuato il processo nei confronti di Mario Cipollini, l’ex campione del mondo di ciclismo accusato di maltrattamenti in famiglia e stalking nei confronti della ex moglie, oltre a minacce nei confronti dell’attuale compagno di lei.
“Una persona aggressiva che teneva sotto il cuscino la pistola e in camera da letto il fucile. L’ho visto con i miei occhi afferrare per il collo Sabrina in fondo alle scale della mia casa al primo piano o al culmine di un litigio rincorrerla in giardino armato di revolver”. Sono le parole rilasciate in aula da Giovanna Di Simo, la madre di Sabrina Landucci, la ex moglie dell’asso del ciclismo italiano e mondiale.
“Non mi perdonerò mai di non aver denunciato l’ex marito di mia figlia quando, già prima della separazione, ha usato violenza e ha minacciato la nostra famiglia. Anche le mie nipoti erano impaurite del padre tanto da non contraddirlo mai. Mia figlia non ha voluto compromettergli la carriera e ha subito di tutto. Quando dopo l’ennesimo tradimento, lei tornava

a casa con noi genitori e portava con sé le figlie, lui la inondava di messaggi e telefonate a qualsiasi ora del giorno e della notte. Una volta le disse che se non fosse tornata a casa avrebbe ammazzato lei, noi genitori e avrebbe spellato suo fratello come un coniglio”, ha continuato la signora.
“Mio genero era un libertino impenitente e una volta, dopo un matrimonio fittizio in nave, voleva portarsi a casa la sposa. Quando mia figlia gli chiedeva conto delle sue avventure, lui andava fuori di testa e la picchiava. Sabrina tornava da me o andava dalla mia ex cognata, ma alla fine tornava con lui. Telefonava urlando tanto che si sentiva tutto anche senza viva voce, oppure spediva centinaia di sms. Era possessivo e geloso: piangeva e chiedeva perdono pregandola di tornare a casa e poi iniziava a insultarla e a minacciare lei e i suoi familiari. Una volta notai sul collo di mia figlia dei segni rossi come se lui l’avesse afferrata per la gola. Piangeva e mi disse che l’aveva trascinata per i capelli. La invitai ad andare in pronto soccorso ma aveva paura sia per noi sia di rovinargli la carriera. Solo nel 2012 riuscì a trovare le forze per scappare”, ha spiegato.