Sport, 17 settembre 2021

Abusi sulle ginnaste americane: le lacrime di Simone Biles che accusa l’FBI

La campionessa americana, con le compagne McKayla Maroney, Aly Raisman e Maggie Nichols, hanno testimoniato

“Do la colpa a Nassar, ma anche a un intero sistema che ha reso possibili e ha permesso che i suoi abusi andassero avanti”. È l’accusa lanciata tra le lacrime, davanti alla commissione di Stato statunitense, da Simone Biles contro la Federazione americana di ginnastica e l’FBI per non aver impedito che tali abusi continuassero per anni senza che nessuno intervenisse.
 
 
Al centro dello scandalo c’è Larry Nassar, 54 anni, l’ex medico della nazionale americana di ginnastica: nel novembre 2017 venne condannato a 60 anni di carcere per pedopornografia e all’inizio del 2018 fu condannato in maniera definitiva per molestia sessuale contro centinaia di donne e ragazze. La pena minima è di 40 anni di prigione, la massima di 175. Tra queste donne vittime di molestie, ci sono tante atlete che hanno fatto parte della squadra olimpica di ginnastica, tra cui proprio Simone Biles, così
come la medaglia d’oro al volteggio individuale e a squadre a Londra 2012, McKayla Maroney, e Maggie Nichols, la prima della squadra a denunciarlo.
 
 
Sotto accusa anche l’FBI. “Che senso ha denunciare un abuso se i nostri agenti decidono di seppellire quel referto in un cassetto?”. Sono state le parole di McKayla Maroney che, dopo aver denunciato nel 2015, ha sottolineato la mancanza totale di empatia da parte dell’FBI. “Non segnalarono l’abuso quando telefonai, e quando lo fecero nel 2017 dissero cose completamente false”.
 
 
Il direttore della stessa FBI, Christopher Wray, si è scusato per la “condotta riprovevole e gli errori madornali”. Ha inoltre aggiunto che l’agente che seguiva il caso è stato cacciato e che nell’FBI “hanno tradito quello che è il loro dovere, non hanno protetto queste ragazze dagli abusi”.

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