Opinioni, 11 febbraio 2024

Immigrazione di massa: un decennio di prese in giro

9 febbraio 2024. Sono passati 10 anni dall’approvazione dell’iniziativa popolare “Contro l’immigrazione di massa” che, come dice il nome, mira(va) a porre dei contingenti all’immigrazione, frontalierato incluso.

L’iniziativa venne accolta alle urne. Ma la partitocrazia federale – PLR in primis – si è sempre rifiutata di applicarla. Nel dicembre 2016 ha infatti varato la scandalosa “preferenza indigena light”, che è del tutto inutile: del resto, tale era l’obiettivo fin dall’inizio. Risultato: in Ticino ci troviamo 80mila frontalieri in continuo aumento.

Oggi, dopo 10 anni di non applicazione della volontà popolare, la situazione sul fronte migratorio è grave. Tant’è che l’iniziativa “No ad una Svizzera con 10 milioni di abitanti!”, lanciata lo scorso luglio, è già riuscita con quasi un anno d’anticipo, avendo raccolto 110mila sottoscrizioni valide.
Non a caso: negli ultimi 20 anni il numero di abitanti della Svizzera è esploso a seguito dell’immigrazione incontrollata, conoscendo una crescita del 21%: percentuale che non esiste da nessun’altra parte. Se non si interviene, la quota 10 milioni verrà raggiunta nel 2030. Un decennio fa, l’Ufficio federale di statistica prevedeva che non saremmo arrivati a 9 milioni di abitanti prima del 2055. Invece a 9 milioni ci siamo già adesso, con oltre 30 anni di anticipo.



E’ ormai conclamato che, per colpa dei cosiddetti “partiti storici”, la volontà popolare non viene applicata. La RSI, poco sospetta di simpatizzare per l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”, venerdì ha pubblicato sul suo sito un’intervista al costituzionalista Andreas Kley, professore presso l’Università di Zurigo. Lo studioso parla chiaro: “Ci sono iniziative che non vengono applicate in modo corretto. Se una maggioranza delle élite in Parlamento si oppone a una proposta, non si può far nulla, anche se c’era un consenso popolare. Perché sta al Parlamento tradurre il testo di un’iniziativa in leggi concrete. Se non lo vuol fare, finisce lì...”. In questo modo “un’iniziativa accettata viene degradata ad una specie di sondaggio da mettere in un cassetto. E alla fine abbiamo tanti begli articoli nella Costituzione che non vengono applicati. Un’offesa alla Costituzione e alla legge”. E per questa offesa alla Costituzione, ma soprattutto ai cittadini, sappiamo chi ringraziare.

La situazione è destinata a precipitare se la Svizzera sottoscrivesse un accordo istituzionale con l’UE. In quel caso, i diritti popolari diventerebbero lettera morta: le leggi ce le detterebbe direttamente Bruxelles. Al punto che il prof. Kley, sempre dell’intervista citata sopra, ammette che “forse bisognerebbe modificare la Costituzione e stabilire che nei settori regolati da accordi internazionali non sono più ammesse iniziative popolari”. Ecco il “radioso” futuro che la casta prepara alla democrazia elvetica. Una prospettiva funerea, che però pare apprezzata anche dalla maggioranza del Consiglio di Stato, la quale – a dimostrazione che al peggio non c’è davvero limite – è riuscita ad approvare il mandato negoziale con Bruxelles. Inaudito.

Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale Lega dei Ticinesi


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