SVIZZERA - La conferenza stampa di Pro Svizzera non lascia spazio ai dubbi: il previsto pacchetto di accordi con l’UE viene definito «un massiccio passo d’integrazione verso l’adesione». L’associazione contesta in particolare la ripresa dinamica del diritto sotto controllo europeo, ritenuta una violazione diretta dell’autodeterminazione svizzera. «I giudici UE deciderebbero sul diritto svizzero, non più il Popolo», affermano.
Al centro delle critiche vi è anche il profilo costituzionale: secondo Pro Svizzera, alcune disposizioni dei trattati infrangerebbero alcuni articoli della Costituzione federale, rendendo «di fatto impossibile» un controllo autonomo dell’immigrazione.
Altro punto sensibile: i costi. L’associazione parla di almeno 350 milioni l’anno, con aumenti automatici dal 2037 e ulteriori miliardi in arrivo tramite programmi UE. «Il governo non fornisce cifre attendibili», accusano. Criticata anche la comunicazione ufficiale: il nome “Bilaterali III” sarebbe fuorviante.
Pro Svizzera rivendica infine l’obbligo del voto popolare e dei Cantoni, come per il SEE nel 1992. Il messaggio conclusivo è netto: «NO al trattato di sottomissione all’UE. Non vogliamo obbedire, sopportare, pagare e tacere».





