CRAN-MONTANA - Mario Sechi, giornalista e direttore del quotidiano Libero, firma un editoriale durissimo contro la Svizzera partendo dalla tragedia di Crans-Montana. L’attacco è frontale e senza mediazioni: «Non ho mai creduto al luogo fiabesco, al Paese perfetto, allo Stato ordinato, alla linda, pacifica, neutrale Svizzera». Per Sechi «la tragedia di Crans-Montana non brucia un mito, perché semplicemente non esiste».
Nel testo ricostruisce la notte di Capodanno: «centinaia di giovani» in un bar affollato, «un piano inferiore colmo di persone che vi accedono da una sola scala», poi definita «angusta», e senza «altre vie d’uscita». Ricorda che era «consuetudine del locale accendere delle candele pirotecniche infilate sul collo di una bottiglia di champagne», fino all’incendio del soffitto e a un locale che «diventa una trappola mortale».
Il confronto è immediato: «Se fosse accaduto in Italia, oggi avremmo titoli a caratteri cubitali sulla mancanza di controlli». In Svizzera invece prevale una parola sola: «incidente». Un termine che, secondo Sechi, «non chiama le cose con il loro nome».
Dietro il «paradis de luxe» emerge «il disordine, l’imprudenza, la sciatteria», coperti dall’idea che «tout va bien» perché Crans-Montana è «très chic». La conclusione è netta: «L’anno è partito con la verità: c’è l’inferno nel paradiso della Svizzera».
Fonte: liberoquotidiano.it





