TASSE - Il Ticino paga oggi un conto salato in termini di competitività. I numeri ufficiali dell’Amministrazione federale delle finanze parlano chiaro: la pressione fiscale sulle imprese nel nostro Cantone è superiore alla media svizzera, con uno scarto di circa l’84%. Un dato che pesa, soprattutto in una fase economica segnata da crisi internazionali, guerre e forte instabilità geopolitica.
Secondo Christian Tresoldi, consigliere comunale a Lugano, questa situazione rischia di penalizzare ulteriormente il Ticino proprio nel momento in cui servirebbe l’opposto. «In un contesto economico fragile, segnato da crisi internazionali, guerre e forte incertezza geopolitica, questo elemento rischia di rendere il Cantone meno attrattivo proprio nel momento in cui servirebbe il contrario».
La via d’uscita, per Tresoldi, passa da una riforma fiscale seria e sostenibile. «Una riforma fiscale è quindi necessaria, ma deve essere realistica, graduale e finanziariamente sostenibile». Nessuna promessa irrealizzabile, ma uno sguardo pragmatico a ciò che funziona altrove: «Non si tratta di fare promesse irrealizzabili, bensì di prendere spunto da modelli che funzionano, come quello di altri Cantoni, adattandoli alla realtà ticinese».
Il potenziale, sottolinea Tresoldi, esiste già. «Le competenze in Ticino non mancano: abbiamo persone valide, capaci e preparate», a patto però di cambiare approccio: «che però devono essere messe nelle condizioni di lavorare più sull’analisi e meno sulla polemica».
In un’Europa in difficoltà, il Ticino può ancora giocare le sue carte. «Il Ticino può fare la differenza tornando a essere un territorio attrattivo per capitali e imprese, come lo è stato in passato». L’obiettivo finale è netto: «dare sollievo ai cittadini, sostenere l’economia reale e restituire fiducia», offrendo «una vera boccata d’aria fresca all’intero Cantone».





