Ticino, 11 aprile 2026

Edo Pellegrini sul DECS: due anni di test in sei sedi non bastano e i 9,3 milioni annui in più aprono più dubbi che certezze

Secondo Edo Pellegrini, già deputato UDF in Gran Consiglio, il DECS starebbe riproponendo “poco per volta” la riforma della “Scuola che verrà”, bocciata dai ticinesi nel settembre 2018. Il nodo politico è chiaro: far rientrare dalla finestra ciò che il popolo aveva fatto uscire dalla porta.
 

Nel merito, Pellegrini giudica insufficiente una sperimentazione durata due anni e limitata a sei sedi. A suo avviso, mancano ancora elementi concreti per capire come gli allievi formati senza livelli A e B affronteranno apprendistato e scuole post-obbligatorie, e con quali risultati.
 

L’ex deputato solleva poi un problema pratico tutt’altro che secondario: nella stessa classe si ritroverebbero allievi molto dotati e altri in forte difficoltà, specie in materie come tedesco e matematica. Inoltre resta aperta la questione della scelta delle coppie di docenti chiamate a lavorare assieme nella medesima aula e sulla medesima materia.
 

Infine ci sono i costi. “A regime il tutto costerà 9.3 milioni in più”, osserva Pellegrini, aggiungendo che una spesa del genere dovrebbe portare “risultati parecchio” migliori. E sul ritornello secondo cui la scuola ticinese spenderebbe meno del resto della Svizzera, ricorda che il 70% dei costi è legato agli stipendi e che in Ticino i docenti sono pagati molto meno che altrove, con uno scarto di circa 2'000 franchi al mese rispetto a Zurigo.
 

Fonte: dichiarazioni di Edo Pellegrini su MDD

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