Berna tira dritto e dice no al Ticino. Il Consiglio federale, con la ministra delle Finanze Karin Keller-Sutter, ha deciso di non modificare l’ordinanza sulla perequazione finanziaria, rinviando ogni cambiamento al 2030. Tradotto: il sistema resta quello attuale, con il Cantone penalizzato da fattori come la forte presenza di frontalieri e caratteristiche territoriali non adeguatamente considerate.
Nel 2026 il Ticino riceverà circa 100 milioni di franchi. Una cifra importante, ma che impallidisce di fronte al miliardo e mezzo destinato al Canton Berna. Un divario che alimenta più di una domanda, anche alla luce del peso dell’amministrazione federale concentrata proprio nella capitale.
Il “no” federale è anche uno schiaffo interno al PLR. Da un lato Keller-Sutter che decide, dall’altro il consigliere di Stato ticinese Christian Vitta che denuncia l’ingiustizia senza però riuscire a incidere. Secondo la lettura del Mattino della Domenica, il nodo è politico: lo stesso partito che a livello federale mantiene lo status quo, in Ticino si limita a criticarne gli effetti.
Sul banco degli imputati finisce anche la libera circolazione delle persone, che ha fatto esplodere il numero di frontalieri e contribuisce a distorcere i parametri della perequazione. Da qui la linea leghista: senza misure forti, anche finanziarie, il Ticino continuerà a perdere. E torna sul tavolo una proposta chiara: bloccare e incamerare i ristorni.





