Il caso di Salim El Koudri, il 31enne fermato dopo essersi lanciato con l’auto sulla folla nel centro di Modena, continua a far discutere. Sabato 16 maggio, secondo le ricostruzioni finora emerse, l’uomo ha travolto diversi passanti e ha poi tentato la fuga armato di coltello. Il bilancio è pesante: otto feriti, quattro in condizioni gravi.
El Koudri è nato in Italia da famiglia di origine marocchina, è cittadino italiano dal 2009 ed è laureato in Economia aziendale. Un profilo che, almeno sulla carta, dovrebbe rientrare nella categoria che per anni è stata presentata come esempio di integrazione riuscita. Poi sono arrivati i fatti di Modena.
A rendere il quadro ancora più pesante sono ora le email inviate nel 2021 all’Università di Modena e Reggio Emilia, finite al vaglio degli inquirenti. In quei messaggi, secondo quanto riportato dalla stampa italiana, El Koudri chiedeva un lavoro da impiegato e non da magazziniere: “Dovete farmi lavorare come impiegato non magazziniere capito e qua a Modena e non in c... al mondo dove ti rimangono in tasca 500 euro al mese se ti va bene”. Poi un altro messaggio: “Fatemi lavorare”. Quindi l’insulto religioso: “Bastardi cristiani di m.... voi e il vostro gesù cristo in croce lo brucio”. Infine le scuse: “Mi dispiace per la maleducazione”.
Matteo Salvini ha scelto di non abbassare i toni. In un post pubblicato sui social, il vicepremier italiano ha scritto: “Italianissimo, laureato e perfettamente integrato, non vi pare? Chissà se qualcuno tenterà ancora di minimizzare l’attentato di Modena. Vediamo se tivù e stampa di sinistra censureranno anche queste parole d’amore... Avanti con la proposta di legge della Lega per revocare la cittadinanza e il permesso di soggiorno a chi commette gravi reati”.
Il punto politico è evidente. Non si tratta solo del singolo caso giudiziario, sul quale saranno gli inquirenti e i giudici a stabilire responsabilità, movente e aggravanti. Si tratta anche del fallimento di una narrazione: quella secondo cui bastano nascita, scuola, laurea e passaporto per cancellare automaticamente problemi di integrazione, rancore sociale, rifiuto dei valori del Paese ospitante o di cittadinanza.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ricordato che si parla di un cittadino italiano e che, allo stato degli atti, non emergerebbero segnali di radicalizzazione islamista strutturata. Resta però un fatto: un uomo con cittadinanza italiana, senza precedenti penali noti e già seguito in passato per problemi psichici, ha seminato il panico nel centro di una città, lasciando a terra persone innocenti.





