Ticino, 03 giugno 2026

No ad una Svizzera da 10 milioni: il caos l’abbiamo oggi

Il prossimo 14 giugno i cittadini saranno chiamati a votare sull’iniziativa popolare “No ad una Svizzera da 10 milioni”. Un testo che, già dal titolo, ha il merito di porre finalmente una domanda fondamentale: fino a quando il nostro Paese può continuare a crescere senza limiti?
 

L’iniziativa chiede che la popolazione residente in Svizzera non superi quota 10 milioni entro il 2050. Non si tratta dunque di “chiudere le frontiere” o di azzerare l’immigrazione, come sostengono i professionisti della propaganda catastrofista. Significa semplicemente tornare a governare i flussi migratori invece di subirli passivamente. In concreto l’iniziativa, se approvata dalle urne, permetterebbe ancora un’immigrazione netta (arrivi meno partenze) di circa 40mila persone all’anno.
 

Vale la pena ricordare che, prima della votazione sugli accordi bilaterali, il Consiglio federale promise che, con la libera circolazione delle persone, sarebbero immigrate in Svizzera 8-10mila persone all’anno. Oggi ne arrivano dieci volte di più. E naturalmente gli stessi ambienti che allora minimizzavano, oggi pretendono di spiegarci che tutto va per il meglio.
 

Eppure la realtà quotidiana racconta ben altro. Negli ultimi vent’anni la popolazione della Svizzera è aumentata di 2 milioni, pari a un incremento del 27%. Una crescita senza paragoni in Europa. Persino la Germania (che non è una nazione a “zero immigrazione”) cresce sedici volte meno del nostro Paese.
 


 

Le conseguenze di questa situazione insostenibile si manifestano in praticamente tutti gli ambiti della vita quotidiana: criminalità straniera dilagante, mercato del lavoro allo sbando, spesa sociale fuori controllo, cementificazione, infrastrutture insufficienti, strade sempre intasate, treni stracolmi, consumo eccessivo di risorse e di energia, perdita d’identità, islamizzazione,… la lista potrebbe continuare a lungo.
 

Anche l’argomento della presunta carenza di manodopera è farlocco. Se, con due milioni di abitanti in più in vent’anni, continuiamo a sentire lamentele sulla “penuria di personale”, vuol dire che il problema non si risolve importando continuamente nuova popolazione. Anzi. Ed infatti solo il 10% degli immigrati lavora in settori dove manca manodopera locale. L’immigrazione incontrollata non risolve il problema: lo alimenta.
 

Gli avversari dell’iniziativa, nella loro propaganda, parlano di “iniziativa del caos”. Ma il caos è quello che viviamo oggi. Il 14 giugno voteremo dunque su una questione semplice: continuare sulla strada attuale, oppure rimettere finalmente un limite all’immigrazione incontrollata.
 

La Svizzera non può ospitare un numero infinito di persone. Continuare ad ignorarlo è irresponsabile.
 

Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale, Lega dei Ticinesi

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