Oltre al mare, il lago, il fiume e la montagna l'estate è per molti occasione per recarsi a un festival. Alcuni sono letterari, altri culinari o cinematografici ma la grande maggioranza sono festival musicali. Questo è vero soprattutto in Svizzera, paese con una concentrazione altissima di festival, sia regionali che conosciuti in tutto il paese se non anche all'estero. Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Palèo, il festival del film di Locarno o la Street Parade di Zurigo. Per diversi giorni questi eventi attirano migliaia, se non decine di migliaia, da tutta la Svizzera e dai paesi limitrofi. Per molti recarsi al proprio festival preferito è una quasi una tradizione, da passare in famiglia o con gli amici.
Ma se gli svizzeri continuano in massa a partecipare a questi eventi, dietro le quinte per molti festival le cose si fanno difficili. Il festival Zurich Open Air è stato cancellato quest'anno. Il motivo? "Pausa creativa", hanno spiegato gli organizzatori in un comunicato stampa. La stessa storia vale per Stars of Sounds di Aarberg (BE) e Hive Air a Wohlen (AG), che hanno citato la stessa ragione. La Svizzera francofona sembra aver affrontato meglio quest'ondata di cancellazioni quest'anno. L'unica eccezione degna di nota è il festival di Nyon "Un été sous les Marronniers" (Un'estate sotto i castagni), costretto a cancellare la sua edizione a causa di problemi di rumore.
Cosa sta succedendo? I festival svizzeri stanno attraversando un vero e proprio periodo di crisi creativa? O forse è il segno di una crisi più profonda, di cui queste interruzioni forzate sono solo un riflesso? "L'età dell'oro dei festival è finita", afferma Thomas Dürr, considerato il "re degli eventi" in Svizzera al Blick. A capo di Act Entertainment, la più grande società di organizzazione di concerti del paese, gestisce in particolare il Greenfield Festival di Interlaken (BE). "Costi, aspetti tecnici, infrastrutture: tutto sta diventando più caro". Secondo lui, i costi sono aumentati di quasi il 50% negli ultimi anni. Diversi organizzatori di festival saranno costretti a chiudere. "La metà è a rischio". Una profezia allarmistica o una lucida valutazione di un settore in subbuglio? Quanto è profonda la crisi?
Molti festival sono in difficoltà dall'inizio della crisi del covid. Numerose aziende specializzate in illuminazione, palchi e audio non sono sopravvissute alle chiusure in serie, nonostante i vari finanziamenti. E quelle che sono sopravvissute hanno compensato le perdite aumentando le tariffe. Molti tecnici del suono hanno voltato le spalle al settore dopo che le chiusure li ha costretti a perdere il lavoro da un giorno all'altro. Questa carenza di manodopera qualificata ha fatto lievitare i costi, ma non spiega completamente la crisi che sta affrontando il settore dei festival.
Tuttavia, parlare di "settore dei festival" è una semplificazione eccessiva. In realtà, coesistono due mondi, ognuno con i propri modelli economici e le proprie sfide: da un lato i grandi festival all'aperto, dall'altro i festival di piccole e medie dimensioni. La concorrenza rimane limitata.
Per comprendere questo mondo, dobbiamo guardare oltre i confini nazionali, partendo dall'Europa. La buona notizia è che i festival non mancano ma la cattiva notizia è che si contendono tutti più o meno gli stessi artisti principali con il risultato che c'è una concorrenza spietata che fa lievitare i compensi degli artisti e, di conseguenza, i costi per gli organizzatori.
Allo stesso tempo, il mercato dei festival si sta concentrando sempre più nelle mani di pochi attori. In totale, quattro organizzatori controllano oltre 150 dei più grandi festival europei. Tra questi c'è Live Nation, proprietaria anche del Frauenfeld (TG). Di fronte al potere di questi giganti, i festival indipendenti faticano sempre più a competere e ad attrarre artisti. Il Gurtenfestival, ad esempio, ora deve spendere un milione di franchi in più per i compensi degli artisti rispetto a qualche anno fa.
I maggiori organizzatori svizzeri si sono uniti nell'Associazione Svizzera dei Promotori Musicali (SMPA). "I festival sono un'attività ad alto rischio", spiega il presidente del gruppo, Christoph Bill, secondo cui gli artisti principali ingaggiati siano cruciali per il successo, o il fallimento, di un festival. Per sopravvivere, la maggior parte dei festival all'aperto non ha altra scelta che registrare il tutto esaurito, visti i margini di profitto esigui. Bill, tuttavia, non vuole parlare della "scomparsa dei festival", ma preferisce parlare di "sfide". A sostegno della sua tesi, Bill cita le statistiche della sua associazione: il numero di eventi registrati è passato da 1'043 nel 2009 a 3'074 nel 2025. Tuttavia, queste cifre vanno prese con le pinze in quanto riflettono la crescita degli iscritti all'associazione, mentre questo sondaggio non è rappresentativo dell'intero settore. Ciononostante, si può affermare con cautela che la situazione dei principali festival svizzeri è relativamente stabile. Lo stesso non si può dire per i festival di piccole e medie dimensioni.
Sono proprio questi numerosi piccoli festival a rendere così ricca la scena musicale svizzera. Oltre 200 festival e club musicali si sono uniti nell'associazione Petzi. "La situazione dei piccoli festival è molto critica", avverte Diego Dahinden, direttore generale dell'associazione che l'anno ha condotto un sondaggio tra i suoi membri. Il risultato: più di tre quarti di loro stanno affrontando difficoltà finanziarie o si trovano in una situazione critica.
Si potrebbe obiettare che si tratti semplicemente del normale funzionamento del mercato: quando l'offerta supera la domanda, si innesca una fase di correzione che porta alcuni operatori a chiudere i battenti. Dahinden, tuttavia, respinge questa analisi: "Non abbiamo problemi di domanda", afferma. I giovani continuano a frequentare i festival e la vendita dei biglietti rimane stabile, se non addirittura in aumento.
Il vero problema risiede nei bar, i cui profitti sono in calo. Più precisamente, i giovani adulti non bevono né mangiano a sufficienza. I festival più piccoli, in particolare, dipendono fortemente da queste vendite dato che generano in media il 40% del loro fatturato dalle bevande. Senza artisti di fama internazionale, infatti, non possono permettersi di applicare prezzi dei biglietti esorbitanti.
Secondo Dahinden, i festival si trovano quindi ad affrontare una "crisi strutturale". Per ora, molti riescono ancora a sopravvivere grazie alle riserve finanziarie, ad aggiustamenti organizzativi, all'assunzione di volontari o al crowdfunding. Ma questa situazione non è sostenibile a lungo termine. Nei prossimi anni, è probabile che una parte significativa dei festival scompaia. Secondo lui, quasi un terzo dei piccoli festival all'aperto è a rischio.
Per questo l'associazione Petzi chiede un aumento dei finanziamenti pubblici destinati alla cultura. Attualmente, i festival no-profit dipendono da sovvenzioni per una media di circa il 20% del loro budget. Nel frattempo, Dahinden e i suoi colleghi stanno guardando al modello britannico: di recente, i principali organizzatori britannici hanno donato una sterlina per ogni biglietto venduto a un fondo dedicato al sostegno delle piccole organizzazioni indipendenti. Si tratta di un meccanismo di solidarietà che Dahinden vorrebbe vedere implementato anche in Svizzera. A tal fine, sono in corso delle discussioni.
Il desiderio di vivere un festival rimane forte in Svizzera. I primi riscontri di diversi eventi all'aperto lo confermano: nonostante il caldo, il pubblico ha partecipato in massae. Ma se quest'estate è stata clemente, nuove sfide potrebbero presto sorgere all'orizzonte.







