Per anni il Ticino è stato tra i pochi Cantoni a pretendere controlli più severi prima di concedere un permesso di dimora. Ora anche il Moesano segue quella strada. Dal 3 agosto, per il nuovo rilascio di permessi L, B o G ai cittadini di Stati UE/AELS, verrà richiesto temporaneamente un estratto del casellario giudiziale.
La decisione è stata presa dall’Ufficio della migrazione e del diritto civile dei Grigioni dopo «un’accurata analisi» e in stretto contatto con il Canton Ticino, che applica questo controllo dal 2015 anche ai cittadini dell’UE e dell’AELS. La nuova prassi riguarderà sia le domande presentate tramite i Comuni sia quelle inoltrate attraverso lo sportello online.
A spingere Coira a cambiare metodo è stato soprattutto quanto emerso a Roveredo. Alla fine di febbraio, durante un’operazione internazionale contro il traffico di stupefacenti e il riciclaggio di denaro, sette persone sono state arrestate in Francia e in Italia. Quattro cittadini stranieri registrati nel Comune grigionese erano sospettati di legami con la camorra e la ’ndrangheta.
Non si tratta quindi di un esercizio burocratico, ma di uno strumento concreto di prevenzione. Il casellario non risolve da solo il problema della criminalità organizzata, ma permette alle autorità di disporre di un’informazione essenziale prima di concedere un’autorizzazione di soggiorno o di lavoro. Il caso di Roveredo ha mostrato quanto possa costare lasciare aperte falle facilmente evitabili.
La misura resterà in vigore fino al 31 dicembre 2026. Al termine del periodo di prova, il Cantone valuterà l’efficacia dei controlli e le conseguenze sulle procedure amministrative. Gli uffici controllo abitanti dei Comuni del Moesano saranno inoltre coinvolti maggiormente nell’esame delle richieste e le loro valutazioni entreranno sistematicamente nei dossier.
L’UMDC ammette che il nuovo sistema comporterà un onere considerevole, con tempi di trattamento più lunghi e un aumento delle pratiche pendenti. Ma considera questo costo sostenibile di fronte alla necessità di rafforzare sicurezza e prevenzione. È una valutazione di semplice buon senso: qualche verifica in più vale molto meno dei danni provocati dall’insediamento di strutture criminali sul territorio.
Il Ticino, ancora una volta, ha fatto da apripista. Il passo dei Grigioni conferma che controllare chi chiede di stabilirsi o lavorare in Svizzera non è una misura estrema, ma una precauzione elementare. Resta semmai da capire perché una regola ritenuta utile contro la criminalità organizzata debba valere soltanto nel Moesano e per pochi mesi, invece di diventare uno standard stabile in tutto il Cantone.
Fonte: Ticinonews.ch; Governo del Cantone dei Grigioni;







