Moderato dal presidente dell’Unione Contadini Ticinesi, Omar Pedrini, il Comitato ticinese per il NO ha presentato alla stampa e alla popolazione le sue ragioni. L’iniziativa vuole una “trasformazione così profonda del nostro sistema agro-alimentare” e genererebbe “costi lungo tutta la filiera: dalla produzione agricola alla trasformazione, dalla logistica fino alla distribuzione e alla ristorazione” ha esordito Alessandra Alberti in rappresentanza della Federazione delle industrie alimentari svizzere (FIAL) e della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino. Ed è proprio sulle conseguenze per il potere d’acquisto per le famiglie che Daniele Piccaluga, Gran Consigliere e coordinatore della Lega dei Ticinesi ha articolato il proprio intervento, spiegando che paradossalmente “ci troviamo a fare campagna per scongiurare che venga ulteriormente eroso” e non per aumentarlo.
Roberta Soldati, Gran Consigliera UDC ha evidenziato un problema di fondo dell’iniziativa, contenente rivendicazioni bocciate dalla popolazione solo 5 anni fa. Se il voto dei cittadini viene relativizzato, il rischio è di “favorire la disaffezione e la disillusione nei confronti della democrazia stessa”.
Alessandro Corti, vicepresidente della Società Ticinese di Economia Alpestre e Gran Consigliere del Centro, ha sottolineato come sarebbero proprio le regioni di montagna a venire penalizzate, perché l’iniziativa non tiene “conto della realtà geografica ed economica del nostro Paese”, finendo per importare di più e “indebolendo, anziché rafforzare, il nostro autoapprovvigionamento alimentare”.
Lea Ferrari, Gran Consigliera del Partito Comunista ha invece evidenziato come occorra dare “supporto alle filiere locali più ecologiche e dalle ricadute tangibili nel tessuto economico svizzero”, valorizzando l’esistente anziché imporre alle “aziende agricole dei costi produttivi anti-economici”.
Giacomo Bassetti, presidente dei Giovani Contadini ha incentrato il suo intervento sugli effetti dell’iniziativa per la produzione vegetale
Roberta Soldati, Gran Consigliera UDC ha evidenziato un problema di fondo dell’iniziativa, contenente rivendicazioni bocciate dalla popolazione solo 5 anni fa. Se il voto dei cittadini viene relativizzato, il rischio è di “favorire la disaffezione e la disillusione nei confronti della democrazia stessa”.
Alessandro Corti, vicepresidente della Società Ticinese di Economia Alpestre e Gran Consigliere del Centro, ha sottolineato come sarebbero proprio le regioni di montagna a venire penalizzate, perché l’iniziativa non tiene “conto della realtà geografica ed economica del nostro Paese”, finendo per importare di più e “indebolendo, anziché rafforzare, il nostro autoapprovvigionamento alimentare”.
Lea Ferrari, Gran Consigliera del Partito Comunista ha invece evidenziato come occorra dare “supporto alle filiere locali più ecologiche e dalle ricadute tangibili nel tessuto economico svizzero”, valorizzando l’esistente anziché imporre alle “aziende agricole dei costi produttivi anti-economici”.
Giacomo Bassetti, presidente dei Giovani Contadini ha incentrato il suo intervento sugli effetti dell’iniziativa per la produzione vegetale
stessa, che verrebbe penalizzata anch’essa per le norme previste dall’iniziativa e le nuove limitazioni. La Politica Agricola 2030+ attualmente in discussione dovrebbe sostenere maggiormente la dimensione produttiva e sarà quella la vera sfida all’orizzonte ma il problema di fondo è che alle famiglie contadine viene chiesto di pianificare la loro “attività sapendo che fra 5 o 6 anni, con una nuova Politica Agricola, potrebbe venire stravolta”.
Denis Vanbianchi, membro di comitato dell’Alleanza Patriziale, ha spiegato come nemmeno durante la 2a Guerra Mondiale, “con la metà della popolazione di oggi e un territorio agricolo molto più esteso” si era riusciti a raggiungere il tasso di autoapprovvigionamento del 70% chiesto dall’iniziativa.
L’intervento conclusivo di Federico Haas, vicepresidente di Hotelleriesuisse – Ticino e membro di UP della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino ha illustrato le grandi conseguenze per il settore turistico, alberghiero e della ristorazione: non sarebbero solo la filiera agro-alimentare, le consumatrici e i consumatori e l’economia a farne le spese ma anche numerosi altri settori, aggiungendo che “l’alimentazione è già oggi sicura e sostenibile, regolamentata da sufficienti strumenti e leggi.”
In sintesi, contrariamente a quanto suggerisce il nome, l'iniziativa sull’alimentazione non mira a garantire un'alimentazione sicura, ma ha nel mirino il consumo di alimenti di origine animale. Solo con un'alimentazione vegana imposta dallo Stato alla popolazione svizzera sarebbe infatti possibile raggiungere il suo obiettivo principale, cioè un grado di autoapprovvigionamento del 70%.
Sia il Consiglio federale che il Parlamento la respingono nettamente, così come le forze politiche e le Associazioni e gli Enti legati al nostro territorio.
Per tutti questi motivi, il Comitato ticinese per il NO invita le cittadine e i cittadini a rigettare con forza tale iniziativa il prossimo 27 settembre.
Al termine della conferenza stampa, ha avuto luogo la simbolica Giornata dell’ultimo cervelat, con un pranzo offerto con l’iconico cibo svizzero, verdure e patate ticinesi e svizzere.
Denis Vanbianchi, membro di comitato dell’Alleanza Patriziale, ha spiegato come nemmeno durante la 2a Guerra Mondiale, “con la metà della popolazione di oggi e un territorio agricolo molto più esteso” si era riusciti a raggiungere il tasso di autoapprovvigionamento del 70% chiesto dall’iniziativa.
L’intervento conclusivo di Federico Haas, vicepresidente di Hotelleriesuisse – Ticino e membro di UP della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino ha illustrato le grandi conseguenze per il settore turistico, alberghiero e della ristorazione: non sarebbero solo la filiera agro-alimentare, le consumatrici e i consumatori e l’economia a farne le spese ma anche numerosi altri settori, aggiungendo che “l’alimentazione è già oggi sicura e sostenibile, regolamentata da sufficienti strumenti e leggi.”
In sintesi, contrariamente a quanto suggerisce il nome, l'iniziativa sull’alimentazione non mira a garantire un'alimentazione sicura, ma ha nel mirino il consumo di alimenti di origine animale. Solo con un'alimentazione vegana imposta dallo Stato alla popolazione svizzera sarebbe infatti possibile raggiungere il suo obiettivo principale, cioè un grado di autoapprovvigionamento del 70%.
Sia il Consiglio federale che il Parlamento la respingono nettamente, così come le forze politiche e le Associazioni e gli Enti legati al nostro territorio.
Per tutti questi motivi, il Comitato ticinese per il NO invita le cittadine e i cittadini a rigettare con forza tale iniziativa il prossimo 27 settembre.
Al termine della conferenza stampa, ha avuto luogo la simbolica Giornata dell’ultimo cervelat, con un pranzo offerto con l’iconico cibo svizzero, verdure e patate ticinesi e svizzere.










