Svizzera, 09 ottobre 2026

La doppia maggioranza potrebbe affossare gli accordi con l'UE ancora prima che siano votati dal popolo

La questione che più di tutte sta tenendo occupato il Parlamento è senza dubbio quella degli accordi con l'UE, anche detti Bilaterali III. E altrettanto sicuramente, alla tematica i deputati a Palazzo federale dedicheranno ancora molti mesi. La scorsa settimana, ad esempio, il Consiglio degli Stati ha spero ben 23 ore per discutere sui nuovi accordi con Bruxelles. Il dibattito ha evidenziato posizioni cristallizzate tra sostenitori e oppositori, in particolare riguardo alla questione della maggioranza dei Cantoni. Tale requisito è necessario, come deciso in ultima istanza dalla Camera alta, o sarà sufficiente la sola maggioranza del popolo?

Il Consiglio nazionale esaminerà la stessa questione durante la sessione invernale che comincerà il 30 novembre e finirà il 18 dicembre. E se alla fine il Consiglio nazionale deciderà diversamente dal Consiglio degli Stati c'è la possibilità, per ora remota ma concreta, che l'intero pacchetto sia rinviato alle calende greche.

Come riferisce il «Tages-Anzeiger» infatti, se il Consiglio nazionale non dovesse ritenere necessaria la maggioranza dei Cantoni, si verificherebbe una divergenza tra le due Camere. Il dossier tornerebbe quindi al Consiglio degli Stati per la risoluzione. Qualora quest'ultimo confermasse la propria decisione, sarebbe necessario un nuovo passaggio al Consiglio nazionale. Questo meccanismo di "navetta" può ripetersi al massimo tre volte.

Se, al termine di questo iter, le posizioni di Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati dovessero rimanere divergenti, entrerebbe in gioco la conferenza di conciliazione. Una procedura analoga è stata recentemente necessaria per decidere in merito al finanziamento della tredicesima rendita AVS. La conferenza di conciliazione è composta da tredici membri delle commissioni competenti di ciascuna Camera, nello specifico quelle della politica estera. Il loro compito è individuare una soluzione di compromesso che superi le divergenze residue.

Tuttavia, raggiungere un consenso potrebbe rivelarsi impossibile in questo caso, poiché non esistono mezze misure: o gli accordi con l'UE vengono sottoposti al requisito della maggioranza dei Cantoni, oppure no.



Al termine dei lavori, la conferenza di conciliazione sottopone una proposta di compromesso a entrambe le Camere. Si tratta di una scelta "tutto o niente": se anche una sola delle due Camere dovesse respingere la proposta, l'intero progetto verrebbe considerato fallito. In tal caso, secondo il gergo parlamentare, l'oggetto viene «cancellato dal ruolo», ovvero ritirato dall'ordine del giorno.

Se per esempio la conferenza di conciliazione propone di non sottoporre gli accordi con l'UE alla maggioranza dei Cantoni e il Consiglio degli Stati dovesse respingere tale proposta, il progetto nel suo complesso naufragherebbe, e ciò ancor prima che la popolazione possa votare.

L'evoluzione successiva è incerta. Interpellata in merito dal foglio zurighese, la Cancelleria federale non ha voluto commentare questo scenario; fonti dell'amministrazione riferiscono che, al momento, non esiste alcun piano preciso a riguardo. Affinché il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati possano tornare a occuparsi degli accordi, la questione dovrebbe essere nuovamente sottoposta al Parlamento. Ciò potrebbe avvenire su iniziativa del Consiglio federale o tramite un'iniziativa parlamentare. Tuttavia, la nuova proposta dovrebbe differire da quella precedentemente respinta. Ripresentare alle Camere lo stesso oggetto sarebbe problematico, dal momento che equivarrebbe a chiedere al Parlamento di «correggere» una decisione già adottata.

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